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ANGELS WON'T FALL

Credevo che le persone avessero bisogno di me per quello che davo, ma fra questi alcuni mi cercavano solo per quello che ero

My sweet drops....

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    DAISY
    February 29 4:17 PM
    ehm.. si ciaaooo! piiacere io mi kiamo sarah.. e o una grande difficoltà in francese.. e facendo una ricerka x la scuolaa.. quella dei banlieusards son finita in qst blog e ho visto ke sei di parigi.!! bello!!  mq potresti darmi una mano..
    ti invito ad aggiungermi su msn il mio indirizzo è : daisy_ones@hotmail.it  mi raccomando ci contoo! ciaoo
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    cittino
    February 03 6:38 PM
     
    Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti....
    un saluto in onore dei vecchi tempi
    ed un grosso in bocca al lupo per il futuro!!!!!
     
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    ஐ*YaTra*ஐ
    September 21 1:27 AM
     
     
    Ciao!
     
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    Alessandra
    September 16 11:22 AM
    Ciao Ale,
    Sono Alessandra!! 
    Mi ha fatto davvero tanto piacere che tu mi abbia scritto, è tantissimo che non ci vediamo nè sentiamo! A proposito, scusa se ti rispondo soltanto ora ma era tanto che non tornavo sul mio space...
    Alessia mi ha detto che adesso lavori a Parigi...o che ci andrai, non mi ricordo bene.
    Insomma, complimenti!!! Sei sempre stato una persona intelligentissima e te lo meriti E' bene dimostrare che l'Italia non fa lavorare solo i raccomandati...no? Ti mando gli in bocca al lupo...in Francia si sta benissimo, sono molto ospitali...ma tu lo saprai già.A me piace tantissimo il francese, lo so anche abbastanza bene, ma per comodità ho scelto di studiare inglese e tedesco. Mi piace la mia scuola, e mi piace ancora di più viaggiare, ma per ora non ne ho la possibilità. Forse quest'inverno andrò a Londra o a Berlino (anche Monaco dev'essere carina) col mio ragazzo. Il fatto è che è difficile lasciare tutti per tre mesi minimo...no?O almeno lo è per me, adesso. Ora che ho trovato questa persona... La piega che ha preso la mia vita non si concilia molto con gli studi che faccio ma...chi lo sa mai come va... L'anno scorso volevo stare da sola e pensare solo a divertirmi...invece si vede che il mio destino era diverso. Però un pò ti invidio...è bello anche essere liberi e totalmente indipendenti. A me piace molto!! Insomma...che dirti? Bonne chance!!! (si dice così??) :-) Un bise, Alessandra.
  • ALESSIA
    August 28 5:15 PM
     Ale, che dirti? Che sei bravissimo e che ti meriti quello che ti e' appena successo, e che spero davvero tu possa trovarti benissimo. E sara' sicuramente cosi'.
    Parigi e' una citta' magnifica...spero continueremo comunque a sentirci, a scriverci qualche volta.
    TI VOGLIO BENE. Alessia.
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    Alessandro Benucci
    August 28 1:49 AM
     Ebbene sì, dopo un lungo periodo di indecisione, passato a soppesare gli inconvenienti di abbandonare per un anno la vita accademica pisana, giunto ormai alla stesura della laurea magistrale, dopo mille incertezze tipiche del mio inconstante carattere, io partirò per Parigi, un anno a insegnare italiano in due licei francesi.
    E' un progetto del ministero dell'Istruzione italiana: sotto bando di concorso, il ministero invia i  migliori studenti in graduatoria per meriti accademici e curriculum presso il ministero francese (e non solo) come assistenti di lingua. io mi sono classificato primo (a parimerito con due studenti più giovani, quindi terzo assoluto) e mi hanno assegnato due licei a due passi dalla tour eiffel: un liceo scientifico e un classico femminile. Lì proporrò letture, articoli e anche letteratura vera e propria.
    Ho vitto, alloggio e spese di viaggio coperte dall'Istruzione francese: il contratto parte a tempo determinato il primo ottobre fino al 30 aprile, rinnovabile-estendibile per un altro anno, 12 ore settimanali, 772€ mensili.
    Non potevo rifiutare, praticamente pagato per vivere nella più bella città ddel mondo.
    Sono consapevole che ciò ritarderà il conseguimento della laurea e mi renderà la vita a Pisa più difficile al ritorno in un ambiente ostile e stretto, ma sono quelle occasioni che passano una volta e ....puff! svaniscono.... Troppe ormai ne ho fatte scappare senza rendermene conto e non ritorneranno più: questa volta ho provato a cogliere la palla al balzo e spero che ne varrà la pena.
     
    Per aspera, ad Astra.
     
    Tuo, Alino.
  • ALESSIA
    August 27 6:24 PM
     ALE, MA CHE FAI, PARTI PER PARIGI?!!!!!!!!!!!!!
    E non mi dici niente?!!!!!!!
    Rispondi per favore...
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    August 26 10:30 PM
     ehi... non potevo non ricambiare la visita nel tuo blog dopo che tu sei passato nel mio e
    mi hai lasciato un saluto che mi ha fatto davvero tanto tanto piacere.
    ti volevo  ringraziare per ciò che hai scritto, come ogni volta sei riuscito a centrare il punto...
    forse sei l'unica persona che sia riuscita veramente a capire la situazione strana in cui mi sono ritrovata quest'estate.
    e ti ringrazio per l'augurio... che ricambio con tutto il cuore...
    perchè adesso davanti a te si aprirà una nuova strada, una nuova avventura...
    che saprai affrontare al meglio, ne sono sicura, e per questo motivo voglio urlarti:
    "VAI, GODITELA FINO IN FONDO, FINCHè NN SENTIRAI PARIGI FIN DENTRO LE VENE..."
     
    ps. tanto poi ti verrò a trovare e controllerò di persona se avrai seguito o meno il mio consiglio!
     
    mi dispiace solo di una cosa... di non aver avuto abbastanza tempo per poter parlare come ci eravamo detti.
    ma vabbè... recupereremo guapo!
     
    un bacione,
    sara
     
June 21

Senza paura, ormai

E il torpore deve giungere immancabile, altrimenti non potrei ben assaporare questo viaggio lento. In treno.
 
Il treno osserva il paese, lo attraversa, lo scuote e ne rapisce i colori e le macchie, simboli di un'epoca, di un popolo. Di un uomo.
Il treno è l'unico viaggio che scopre e ruba, che separa e concilia i momenti belli con i più brutti, che permette realmente di attraversare miraggi.
Sì, miraggi di verità.
Il mio treno viaggia in una sera calda, in un vociferare continuo tra i sedili accanto, dove entrano giovani ragazzi troppo rumorosi e gli altri a sedere sembrano rispondere con un incremento del proprio tono di voce. Con naturalezza.
E il vento entra da ogni finestrino aperto fino all'indecenza, sbattendo le tendine fuori, agitando le pieghe dei vestiti e i capelli più lunghi, combattendo le scarse velocità e le continue fermate nei paesi ingialliti fra i campi di grano quasi maturo.
 
Questa sei tu, la mia Italia, questa sera. Sei tutta dispiegata fra queste stazioni di provincia in cui il mio diretto fa fatica a posarsi.
Ti vedi piccola, ristretta, ma riesci a respirare. E mi permetti di attraversarti in un'ora soltanto, nel dormiveglia, con un occhio a te rivolto e l'altro concentrato ai cambiamenti che il mio spirito assimila a velocità rilevante, pronto di nuovo a relativizzare, a chiedere soltanto di lasciarsi spostare.
Sei una proiezione, oggi, mia Italia. Stanca dell'assenza di coraggio attivo, che non sai più rimproverarti, stanca delle anime che si posano sul tuo letto e vogliono adattarti con ricatto alle angosce che non sanno individuare. Stanca di dover misurare la larghezza del suo ventre tra i passi di chi vorrebbe cammianrti  sopra   con la speranza di  conoscerti  sempre di meno. Sempre di meno.
 
 
 
Ti riguardo. Tutta. Mi hai graziato del dono dell'obiquità soltanto per un'ora e io, mi beo, e mi fingo tuo prigioniero, perchè non puoi farmi male, non questa volta.
 
Mia Italia, questo vagone è anche troppo grande per potermi sentire veramente tuo figlio, tuo adepto, ma so che continuerai a far soffiare questo vento lucido per accarezzare e riempire gli altri scompartimenti. Per farmi compagnia.
 
Mia Italia, offrimi di nuovo il ricordo domestico di questi due giorni. Mi imponi di scendere, lo vedo, il tuo tacco mi fende le gambe e le mie mani iniziano a tremare,  e se non correrò fuori la gente si accalcherà contro e mi impedirà di curare i tuoi tagli. Mia piccola Italia, lo so, ma raccontami di nuovo, di come io abbia riconosciuto i cuori della mia storia e li abbia scoperti ancora di più, di come i loro bei volti esprimessero gioia e consenso, lealtà, fedeltà, di come è inutile pretendere di essere indistruttibili e di poter andare avanti senza rendere conto dei doveri, dei sorrisi, delle richieste d'aiuto, le più belle manifestazioni di quello che non  potrebbe mai uscire dal mio animo.
Del resto io e te, mia Italia, non siamo andati molto d'accordo nel passato. Non ti offendere, la vista era la stessa, ma gli intenti divergevano. Infatti tu volevi che amassi, io invece volevo volare. Mi credevi fedele discepolo e speravi che baciassi le tue linee, fino alle viscere dei tuoi sensi, ancorato a terra, convinto che il tuo greve impianto fosse l'ombra del mio potenziale. Io purtroppo, sognavo prove, battaglie, desideravo disegnare il mondo che mi circondava, per memorizzarne i contorni, dare parte della mia correzione, e fuggire via, con un quaderno di schizzi, in tasca.
 
Italia mia, io ho perso, felice e esausto. Ti chiederei, prima di ripartire, di riattraversarti tutta, di penetrare il tuo cuore, come ho appena fatto. Ma i patti erano chiari, e non accordi due volte alla stessa persona di allineare tempo e spazio, per salvare una parte del mio io, mentre l'altra sfugge rapita nelle tue caverne le ingiuste conseguenze, troppo esposte ormai, dei miei sentimenti incapaci.
 
Mia Italia, so che devi tonare da dove sei venuta, poiché questo non è il tuo posto, e purtroppo neanche il mio. Ti ringrazio per aver finto che il mio cuore fosse il tuo e mi auguro che ancora una volta tu possa fare delle persone che tu m insegni ad amare, piccole glorie. Glorie nazionali.
 
Non avevo mia visto untreno tornare indietro, senza cambiare binario.
La mia presunzione arriva quasi a farmi credere che si tratti di un viaggio a ritroso, una commissione forse. Quel terzo vagone forse tornerà  all'inizio del viaggio per consegnare la mia fugace storia alle persone giuste. O per riproporre ancora, ad un'anima alla deriva, senza speranze, bruciata, stonata, una piccola Italia.
 
 
 
Fedele nella crisi istituzionale,
Scettico verso se stesso,
Strano oggetto, TERRESTRE
 
 
 
 
piper
 
 
 
Alino
June 17

Questione di naso

Faccio ammenda. Perchè non scrivo da un po'.

Perchè faccio un po' schifo in questo frangente, perché mi beo di credere di non essere all'altezza di un momento o di una telefonata.

Mi ritengo serio, lo pretendo. Ma cerco soltanto odori. E mi fermo a pensare che il mio naso è tutto.

Annusavo Parigi, fra offese all'olfatto perpetrate dai vapori oleosi di metro e Rer, cercavo la primavera.

Ho visto solo me stesso. Povero, ingenuamente saggio, consapevole e amico.

Arrivo qua e trovo un'estate biecamente sospesa. Senza odori, ma dove sono i miei profumi? Il grano che si scioglie fra i colori caldi dei pomeriggi, i frutteti che pretendono di raggiungerti prima degli altri. Il mare e la salsedine di TorreMozza, mi si sono adagiati sul petto, prima che nelle narici.

E mi interrompo, frapposto fra calici e versi.

 Mi trovo debole, senza difesa, recalcitrante a ripresentarmi, chiuso in casa, sfuggendo l'improbabile situazione di dover dire: non ancora.

E allora Alino, gioca ancora con Téseo e Ippolito, diffida la nutrixa dal parlare ancora e accusa Fedra, ma sentiti colpevole, questo sì.

La tua lieta predisposizione caratteriale, la morale carina e sorridente, ferisce te e tutto un mondo che un giorno ti volterà le spalle.

 

Annusa, in silenzio.

Batti la campana della pena, presentatie offri il tuo olocausto ai tempietti della rinuncia vuota e insensibile. Macabra,anche.

 

 

Nascosto, nell'idiozia

 

 

 

 

AlinoAngels-In-America

May 31

Mister American Dream

Qualche ben celata debolezza, all'orizzonte.

Il dubbio asettico di non riconoscermi più con il tempo. Di aver perso un ruolo o di adattarsi prima di diventare energia.

Perdita di comunicabilità, è questa la mia istantanea?

Mi piacerebbe perseverare nell'idea che la qualità esiste dappertutto  e che basta catturarla una volta, per saperla riprodurre all'infinito.

Sogno ancora, di nascosto, il giorno in cui tanti piccoli muri diventeranno un palco sopraelevato, dove ciascuno potrà cantare una vecchia canzone.

Sento ancora le arterie pulsare forte sotto il mio mento, quando corro come un pazzo, quando vado in bici superando le macchine, controsenso come un tempo, quando mi piego in due, per la fatica, quando traduco la Fedra e recito invece di ripetere i paradigmi. E affonderei le unghie nei palmi delle mie mani se ancora avessi voglia di cominciare sempre, nuovamente. Daccapo. Per la gioia.

Rifuggo i conati della vita e credo nella resurrezione dell'anima. La mia, televisiva, fotogenica, nel conforto di chi ha saputo attraversarmi e ha guardato dentro. Con paura.

Qualche deboleza, sprazzi di coltri scure sopra i tetti della mia vista.

Non è grave, non mi spaventa. é solo troppo piccolo. è solo Vero.

 

Turbato ingenuamente,

 

  The%20American%20Dream

 

Alino

May 30

Gli occhi, altrove, il cielo chiaro

 

E arrivano così i momenti strani in cui tutto si arrotola su se stesso per riempire una corsa che per continuare per ore e ore ottiene  necessarie riflessione per ammortizzare i lunghi tempi di attesa.

Alino è una vita che aspetti.

Non sai cosa, non immagini chi, è puro incanto tutto questo. Ma non basta più, no, non basta quando ti accorgi per la prima volta che la grande battaglia che hai pianificato contro te stesso, non ha senso di esistere in quanto guerra aperta contro ogni istanza che si presenta meravigliosa. Non è una battaglia, no affatto. Sei tutto tu, intero, nudo. Onesto.

Trovarsi nel tempo e nel momento sbagliato ha finalmente i suoi lati positivi. La sensazione di aver perduto un treno, o di essere salito su quello sbagliato perde di intensità, fa calare inesorabilmente ogni ansia e ogni stimolo alla eccezione. Semplice, sei molto semplice.

Quello che oggi valuti come una perdita, come un errore di prospettiva, ovviamente non può essere diversamente contestualizzato. Le scelte sconnesse, il random delle ricerche, delle opzioni possibile e immaginabili, l'eterno "ce l'ho/mi manca" è fallimento, è una disdetta, è... è finito.

Ma non fa più male, no, non lo fa più, giustamente. Te ne accorgi la sera, leggendo due pagine di un libro cercando e combattendo il sonno, felice. Te ne accorgi  nel punto in cui, caduto nel baratro, sei contattato dai quei tre angeli (uno a Pisa, uno a Paris, l'altro a Rouen), che sanno parlare con l'esempio, con l'affetto e con una sincera partecipazione a quei troubles che sono una parte anche della loro storia.

E continui a correre. Più forte. Non è normale correre per due consecutive, ma questo è quello che resta della tua trita eccezionalità. Il vento fra i capelli, la curiosità delle persone, ti richiamano alla normalità, al delicato manifesto di una totale apertura, alla fine delle pretese, all'accordo dei sensi.

Hai effettivamente perduto molto, o quantomeno una parte cui avevi dato così tanto spazio da costituire il tuo bioritmo, le tue connessioni fisiologiche.

E giochi con le piante, facendole battere forse un po' troppo suli tuoi avambracci, quasi sorpreso dell'effetto, del dolore.

Domani tornerai a correre. Con un ginocchio dolente, due unghie dei piedi annerite, ancora due ore.

E da questa perdita di identità passata, ricevi innocenza, onestà, non dignità ancora, ma sei assolto. Da e per te stesso e dalle statue del Montsouris. Ti basti questo. Intanto.

é la fine degli errori di prospettive, è il culmine di una fatica non ripagata. E se non ti dispiace, non troppo almeno, puoi fartene una colpa a vita? Non conosci infatti, quanto calore fuoriesce da una terremoto. Hai saltato, per rimanere sospeso. Hai dormito.

 

Corri, Alino corri ancora.

 

Pulito,

semplice_complesso

 

 

Pulito.

May 25

I'm died twice (that's my refrain)

 

 

Non mi sono alzato durante le mie cinque ore di sonno, dal letto. Eppure sentivo, o credevo di sentire, un leggero disagio, un richiamo dei sensi, che si risvegliava, e mi svegliava, per accusarmi di aver troppo imprudentemente tolto la coperta invernale.

E mi toglievo anche questo. Io sono cresciuto stanotte nel senso del freddo. Mi riportava lentamente alla vita, mi negava il torpore in cui di fatto ho avuto la necessaria debolezza di muovermi fino ad adesso.

Ho sempre creduto di meritarmi questa atrofia dello spirito sensibile, come chi si pone al riparo da un giudizio efferato, cambiando forma continuamente, rivendicando, per diletto, le scelte e le situazioni, gli sbagli e le imposizioni.

Ora guardo le fiamme. E le vedo nere. Tentato da fragili sorrisi, io vi ho messo le mani sopra. Ma la pelle non si è bruciata e sono rimasto senza la mia giusta punizione.

 Ora, il sistema si è scardinato, il gioco dei pesi ha perso bilancia, io riesco solo ad essere, giorno dopo giorno un po' migliore, un po' più onesto. Ma io, io voglio il mio fuoco indietro.

 

 fuoco

Maestra: Alessandro, se scrivi nuovamente con la mano sinistra ti mando fuori della porta, capito?

Ale: Mi scusi signora maestra, ma non so fare le lettere minuscole con la mano destra.

Maestra: Non è vero. Impegnati, vedrai che ci riesci. Cambia mano al lapis, svelto.

Ale: Subito signora maestra, però non capisco perchè Monica e Micol possono scrivere con la sinistra e io no.

Maestra: è un anno che cerco di fare loro cambiare mano ma alla fine non possono scrivere con la destra. Però hai visto Davide?Lui ce l'ha fatta e ora è bravo, tu devi fare come lui. Se ti rivedo nuovamente con il lapis alla sinistra chiamo mamma.

Ale: No, no va bene, non lo faccio più.

Maestra: ecco bravo, che anche tua mamma mi ha detto che qualche volta ti batte le mani perchè metti la forchetta a sinistra o ci prendi il bicchiere.....

 

Istruttore: Benucci è squalificato purtroppo dal torneo di tennis perché ha nuovamente il gomito infiammato e il medico glielo ha proibito.

Ale: Ma come? Mi scusi istruttore, ma posso giocare con l'altra mano. Non ho nessun infiammazione alla sinistra e lei mi ha visto giocare spesso con la racchetta a sinistra.

Istruttore: Non è possibile e basta. Ma che è poi questo un discorso da competizione?

Ale: eh come? che ho detto adesso?

Istruttore: Un tennista, un calciatore o è destro o è sinistro. Le sue qualità sono concentrate tutte in un piede o in una mano e lì nasce il campione e la voglia di vincere.

Ale: Sì ho capito, ma non gioco male, lo sa e non vorrei essere escluso per un'infiammazione ecco.

Istruttore: Benucci è deciso, io punto troppo sul torneo di quest'anno per rimettere in piedi il nome della mia associazione. Tu contiua a allenarti con la destra soltanto dopo l'infiammazione e giocherai la prossima estate.

Ale: D'accordo mister, ora torno a casa però.

 

Schiacciato al suolo da volte di orgogliose congetture, che fare se non gridare?

Fuggito da Pisa, senza motivo, senza logica, per farmi paura, per fare differenza, mi accorgo che tante piccole situazioni necessitano che io rinasca. Tornare, tornare sarà curare quelle piccole ferite, quei mille legami spezzati inutilmente, quelle perfezioni che ora è il momento di sporcare. Mi riconoscerò, dopo un po' però: canterò che la vita è degna, che la famiglia e gli amici sono tutto quello che ho, piangerò, di nascosto, per aver vissuto in un Inferno senza dannati, in una grotta senza fiamme, riderò, da folle, per aver creduto di essere stato espulso da tutta una storia, da tutto il mio Credo bi0logico, dal Paradiso dello spirito.

Illuminami di lato. Adesso. Prendimi per mano e osserva quanto io possa meritarmi ora un po' di meglio.

In tutto ciò che in questi giorni mi rappresenta io vedo solo un colpo d'occhio ai miei progressi. Tutta una storia, una genealogia, corre in questo quadro, che mi ha piegato, mi ha spostato, mi ha gettato contro un muro, che io ho poi attraversato. Sono morto, ho dimenticato, ho volato sopra le sciocche pretese di una silenzio di cartone.

Invece, lentamente mi preparo a scoprire una qualità nei miei sensi, un nuovo indirizzo salutare, erotico, nel mio presente. Per guarire il futuro.

Sono morto due volte, e nel contempo ho scoperto la vita che solo la scrittura poteva darmi.

Ora sento nuovamente il cuore battere e l'arte si fa sport, si fa tecnica, diventa una danza stranamente armoniosa.

Sto creando delle forme, forse hanno peggiorato l'universo del mio scrivere, ma riescono a darmi quell'eleganza umana che ho sempre cercato nel quotidiano. Dalla disonesta paura, scorgo adesso la benedizione del mio essere radiante e mi preparo a stare bene; cadrò nuovamente nel fondo e forse quello che ho attorno si appiattirà un po'. Ma queste lastre che la mia penna non sa più descrivere come un tempo, mi bacieranno gli occhi, mi diranno che forse, questa volta potrò vincere.

Imparo a vedere tutto il mio mondo proiettato dalle radici della mia terra. Combatto i colpi bassi, le leggere frustrate, ma non sono solo.

Ci sono io, a sinistra, impacciato, imbranato, ma con tanta voglia di combattere. Quell'io non è mai morto, è nato quasi a fine percorso, la chiave per sconfiggere il volto oscuro dell'universo, ora banale creatura in cerca di uno spazio.

Ti farò vedere quanto la vita sa dare e la mia mano non si negherà il giorno in cui mi chiederai di vedere un po' più in là. C' è il bene che ti meriti, la fede e l'amore che chiamano a darti di più.

Sarà bello accompagnarti. Non vedo l'ora. Scalda il cuore, allena la vista, siamo solo all'inizio.

Forse per questo mi sono ridato alla vita, un altro scopo mi attende.

Esempio, esempio, esempio.

Tutto questo solo per aver sentito un po' di freddo stanotte. Nel gusto di lavorarci un po' su.

 

In resurrezione,

resurrezione

 

 

Alino

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Il sì alle persone è un rifiuto della vita così per come si pone. Preservare una integrità di teflon è vivere fuori dalla Storia.
Oggi qui mi espando io.
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