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22 diciembre

A gift for my sadnesses


Fa molto freddo in casa,troppo. No, qua non è cambiato niente, qua si gela tutto il giorno e non c'è stufa o radiatore che possa porre rimedio, che apporti sollievo, un po' di tepore. è il gelo a casa e non bastano i maglioni, non i doppi calzini, non i due focarili e l'impianto riscaldamento, non il condizionatore.
é imbarazzante, il gelo in casa mia, quando riceviamo le visite dei parenti o degli amici. Entrano e rimangono vestiti, non si tolgono la giacca o i guanti, ma si avvicinano alla stufa o al camino e velocemente commentano che questo inverno è più freddo del solito.
Inutile spiegare che mia madre voleva una casa enorme, piena di finestre, vetrate, terrazzi, scale, senza vere stanze, fatta eccezione per la camera mia, quella dei miei genitori e quella degli ospiti. Per questa 'villa', come la chiama lei, io non vedo che il grottesco e il deforme, nelle dimensioni così alterate, i muri continuamente interrotti da angoli, porte a vetro e armadi scuri. No, non c'è armonia in questo edificio, dalle fondamenta alle pareti esterne, un misto di calce, mattoncini gialli, enormi grondaie e tetto nero, per marcare la differenza con le case intorno. Forse il gelo è quasi una concessione a tutto questo, uno strato difensivo, una tregua per esporre meno la struttura di un mostrum.

Claudia, ti accompagno dai, portiamo i bambini fuori! -Ale, ho paura che prendano freddo,- ma dai, sono le due, c'è il sole, facciamo una passeggiata, una volta che sono in paese!- Ma poi si ammalano!- Ma non puoi proteggerli a vita dal cattivissimo mondo che sta fuori!- Io, ho cominciato ad avere paura quando ho avuto il secondo, ed ero nuovamente sola, senza compagno.I sorrisi scompaiono presto, sai?E allora io ho voluto uscire il meno possibile...tu da quando hai iniziato ad avere paura? -Come? - Sì, dico della vita, quando hai cominciato a essere terrorizzato?- Ma, Clau, sono anni che non ci vediamo, sono cambiate tante cose da allora...- Da quando venivo a prenderti all'uscita della scuola di teatro e andavamo a ballare nei locali più assurdi, o quando facevamo il bagno a mezzanotte e tu arrivavi in ritardo da lavoro e io ti aspettavo perchè avevo paura dell'acqua nera senza te...- Già, ne è passato, sembra un secolo, Clau, ma questa conversazione è banalissima....- Tanto banale, che stasera la scriverai pressoché identica sul tuo blog!-Ma come?- Ogni scossa dal tuo blur è un post nel tuo blog, ormai lo so, non importa se pisa o parigi o timbuctu, è così... tra l'altro devi continuare sai? Mi appassiona leggere i tuoi esercizi e sarò felice di comparire fra le tue righe, io la madre-single di Riotorto!- O beh, ti basta poco per essere felice....- mi basta niente, ale, io ho loro e sono loro la felicità: volevo disegnare, ti ricordi? poi è arrivato il primo e ho lasciato perdere tutto, nessun rimpianto poi, mai, gli errori tanti, mille, enormi, ma poi ho ricevuto due doni così preziosi. -é una cosa bellissima, dico, è un segno di forza e coraggio davvero encomiabile....- é triste, e forse malato, se vuoi, lascia perdere, ma a modo suo, è la felicità... tu in quale cesso l'hai gettata la tua? A Piombino, a Pisa o in un raffinato "wese" parigino?- Ma Clau, è un periodo un po' così, di instabilità, di incertezze..- finiscila, idiots, tu sei la persona più decisa che io abbia mai conosciuto, hai tutto chiaro in testa e viaggi due volte più veloce di quello che dici. Hai lasciato il teatro nel giorno più infelice della tua vita secondo me, e NoN hai rimesso più un piede sopra il palco, hai detto no alla tua terra e ti nascondi in casa durante i tuoi rari rientri, sei deciso e testardo, eri un protagonista qua, e lo sei anche ora anche se fai di tutto per nasconderlo. Dì quello che vuoi, non giocare alla vittima trasparente con me però. -Ma dai, esageri qua, sono cambiato un sacco io, ora ho ridefinito le mie pretese artistiche, i miei ruoli, va bene così in fin dei conti, devo trovare solo un luogo adesso...- Trova un cuore, va, testina dura, e smettila di aver paura e di fingere. Dai andiamo fuori,  oggi il cattivissimo mondo sembra essersi preso una pausa, prendi la sciarpina sul tavolo....


Fa freddo qua, fuori e dentro. E le giornate potrebbero mandarmi fuori di testa, lo dico chiaro e tondo. Non ce la faccio, o non ce la farei, perchè sono meno duttile di quanto predico, meno adattabile di quanto credo. Sono un po' più rigido e meno trattabile di un tempo, tollero molte cose con più difficoltà. Sorrido meno, solo con me stesso.

E ho paura. Per fortuna che ogni talto il sole pieno riscalda i terrazzi di questa 'villa'.


 Buona lettura,





Alino

17 diciembre

Pisa (IT)

 
" Come ogni fior languisce e
giovinezza cede a vecchiaia,
anche la vita in tutti i gradi suoi fiorisce,
insieme ad ogni senno e virtu', e' puo' durare eterna.

Quando la vita chiama, il cuore
sia pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso ad altri, nuovi vincoli e legami.

Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d'essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.

Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d'infiacchire nell'ignavia:
sol chi e' disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci fara' andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine....

Su, cuore mio, congedati e guarisci..."
  
                            [Hermann HESSE, Stufen]
 
 
Improvvisamente,
 
 
 
   Alino
13 diciembre

Unbroken flash

 

 

Je suis allée vers lui pour sa distraction, pour cette faculté inaouie à se tenire en dehors du monde, pour son insouciance.

Un garçon qui lit Dante va forcément vous surprendre. Un garçon qui espère que vous ne vous appelez pas Béatrice vous annonce la couleur d’emblée: rien à attendre de lui. Un garçon qui lézarde des heures à la terrasse d’un café sans jamais lorgner votre corsage est à vous désesperer des Italiens: moi, ça m’a fait tourner la tete, tout de suite. Un garçon qui ne vous questionne sur rien parce qu’il esccompte la meme attitude de votre part vous promet des conversations pas ordinaires et des silences interminables.

Un garçon qui ne remarque pas la robe que vous portez exprès pour lui, qui ne remercie pas pour le cadeau que vous lui tendez et qui oublie votre anniversaire vous distrait de l’ennui mortel des couples.

Un garçon qui se refuse à vous vous fait mieux toucher du doigt l’agacement que suscitent parfois les filles. Un garçon qui ne vous fixe jamais de rendez-vous, qui ne vous annonce jamais quand vous allez le revoir, qui éteint les bougies d’un diner aux chandelles, qui vous offre ses clés en vous priant de ne pas les utiliser, qui ne passe que trois ou quatre nuits par semaine avec vous alors que les semaines comptent, c’et bien connu, sept nuits, vous lui pardonnez tout ou alors vous prenez immédiatement vos jambes à votre cou et vous ne revenez jamais.

Un garçon qui arrive à neuf heures quand vous l’attendez à huit, qui ne s’excuse pas mais qui vous sourit, qui a la bonne idée de vous inviter en vacances et vous charge de régler les détails matériels avec l’agence de voyages ne fait pas preuve de culot mais de confiance en vous et en votre affection pour lui”.

 

                                                                                                                        [Anna, Un garçon d’Italie]

 

 

Je n’ai pas totelement renoncé à vous surprendre.

 

 

Blu,

 

 

saturn2

 

 

Alino

11 diciembre

Vivement Janvier

 

Chiedi una pace che perfora il mio cervello, tu, stasera.

é il pianto, quegli occhi rossi così spesso, la voce rotta, le frasi inconcluse.

Vieni e stai male, hai il vuoto attorno e hai paura.

Sai che con me lo puoi fare, sei qua per parlare, per sfogarti e chiedere almeno la tregua della rivelazione, l’apparente bonaccia di chi ha detto, è riuscito a parlare.

E mi ammiri. Lo fai in modo forse eccessivo, perchè è la fiducia che mi hai dato, incondizionata, potente e sovraccarica di elementi così destabilizzanti che anche io ho finito per vacillare. Non ho perso l’equilibrio, quello non mi riesce più, ma ho incrinato esattamente quello che tu più esaltavi in me.

Ho capito che non posso aiutarti, questa volta no. E più mi sforzo più peggioro la tua rara capacità di discernimento. Parlo di pretese, di qualità della vita, di rispetto, ma sono fuori luogo, scarico e futile.

Chiedi allora il contatto, le mie mani, la mia schiena, lì troverai almeno un riparo caldo per le tue lacrime più cocenti, i singulti che non soffochi più. Il tuo pianto corre veloce sulla mia pelle, come se riuscisse a malapena a rendere più salata la superficie.

Scusami, ma ho momentaneamente perso, inceppato, la capacità di proiettarmi nell’universo dei sentimenti altrui, nel loro futuro. Così con te sbaglio, ti ho già spiegato la situazione, ho chiesto io questa tregua, questa analisi fattuale che tu non vedi in nessun modo.

Non è cambiato niente per te, per te io basto a rischiarare solo con la mia presenza le prerogative delle tue prospettive sentimentali. Io invece pretendo solitudine che mi fa soffrire in intermittenza. E il vuoto intorno si fa più importante giorno dopo giorno, un’elica che,allo stato attuale, io non so invertire.

ma io ti domando: gli errori sono di chi li commette, o di chi fa finta di non vederli?

 

On pourrait estimer que cette offrande c’est bien peu, qu’on est en droit d’attendre davantage que le calme: et pourtant qu’on y songe: combien d’etres dans une vie vous permettent d’etre insouciant, imprévoyant, nonchalant, léger, d’ignorer toute contingence, de vous reposer entièrement sur eux? Combien de personnes vous donnent toutes les réponses et ne vous posent aucune question?

Moi je ne peux plus l’etre. D’abord c’était une sorte d’innocence, avant que ça ne comprenne tout à fait de quels atouts ça dispose effectivement. C’était une manière de dernière intégrité, une intégrité qui vase perdre, mais qui subsistait encore. C’était cet instant précis, celui des derniers moments, c’est celui de la béauté absolue, de la béauté inaccessible.

Après il n’y a qu’une longue pause.

 

Claiming to have my powers rescued,

 

crossingbell

 

 

 

 

 

 

Alino

05 diciembre

For the record

 

Agli inizi della mia adolescenza sono in sovrappeso. Non mangio molto, eppure ho quei chili di troppo che mi fanno sentire sempre ‘troppo’, qualcosa in più, fuori posto e ingombrante. Mio padre dice che questa è un’altra conferma del fatto che mi abbiano scambiato all’ospedale con il bambino di un’altra famiglia, mia madre invece rivendica con orgoglio la filiazione in quanto in entrambe le famiglie vi sono sempre stati soggetti ‘in carne’. Io voglio riderci su, ma mi sento non sufficientemente piccolo per poter fare una risata al pari degli altri, credo che il mio ridere sia il frutto di una deformazione per eccesso della mia cavità toracica, troppo grande anch’essa, e quindi da reprimere.

Poi un pomeriggio d’estate camminando sul bagnasciuga di Mortelliccio, mi resta conficcata nel piede destro una siringa abbandonata. La paura. La corsa. La disperazione e il calvario dei prelievi anonimi per un intero anno per scongiurare il pericolo di un acronimo che nessun dottore aveva il coraggio di pronunciare in mia presenza. Non risulto mai positivo all’HIV, ma le analisi hanno riscontrato ugualmente un leggero disfunzionamento del fegato, una piccolezza che non aveva niente a che fare con la puntura, ma che alterava il valore delle transaminasi. Una cura di 6 giorni risolve il problema nell’immediato. In quindici giorni perdo i chili in più ad una velocità così impressionante da risultare quasi allarmante. Ma anche ora mi sento comunque ‘troppo’, eccessivo e grasso, anche se non c’è un solo grammo in più nel mio corpo.

A 17 e mezzo sono alto 1e90 e peso meno di 70 kg. Il cibo pesa nel mio stomaco come palle d’acciaio lasciate cadere con troppa forza in un sacco di stoffa. Conosco la quantità esatta delle calorie introdotte in ogni boccone e elimino automaticamente il 50 per cento degli alimenti quotidiani, perchè troppo grassi, o troppo salati, o pieni di olio. Mi guardo allo specchio e le mie anche sono bene in evidenza, in fin dei conti anche loro sono troppo grandi, scomposte.

Le sensazioni si susseguono con violenza nel giro di un anno e mezzo, di nuovo. Gli eccessi emotivi, lo spiritismo incontrollato, la convulsione dei sensi, la grande malattia stavolta e la grande paura, la vita nuova. E il mio corpo è sempre lì. Longilineo, troppo esile, ricoperto da una pelle quasi trasparente, con le vene più scure marcate con evidenza.

Poi arriva lo sport:  tanto e subito, serio e continuo che non mi cambia nella corporatura, ma mi rende più elastico e asciutto. Il cibo non è più un problema: conosco ancora piuttosto bene la quantità di calorie che assumo ogni giorno, ma non vi faccio peso; l’unico neo è che ho il sistema digerente ormai corrotto, vi sono infatti degli alimenti che non riesco più ad assimilare molto bene e che mi causano intolleranze, emicranie e crampi.

Non mi sento ingombrante adesso, o almeno non come prima, ma non basta essere piacevoli per cancellare il timore di occupare una posizione scorretta, di incrociare nei tempi inattesi lo sguardo altrui. Ho somatizzato un malessere che fino a prima era soltanto ‘sociale’ nel senso originario del termine e il contatto che ho sempre cercato in qualsiasi relazione è adesso sublimato per non sfuggire il confronto con una fisicità che per altri motivi, forse opposti, mi è oltremodo scomoda.

é un periodo di stand-by autoindotto, un fallimento continuo di progetti che fanno meno male nella misura in cui si rivelano inconsistenti giorno dopo giorno, presto la quiescenza. Oro, sì, oro.

Così incomincio un nuovo percorso di meditazione corporale su più fronti. Dal punto di vista tradizionale-occidentale ho cominciato un corso de ‘Kombat de rue’, una serie, cioè, di pratiche marziali applicate alla vita della strada, come dicono qua. Sono già stato segnalato per partecipare in futuro a dei combattimenti reali. L’energia e la rabbia, la pulsione fisica e pure la libido, passeranno attraverso le mie vene, il mio sudore. Non ho nessun altro obiettivo pratico se non dimostrare che posso generare ancora visibilmente una scarica elettrica. Punto di vista orientale, ho intrapreso una serie di attività di meditazione corporale, da solo o in gruppo, tipo balance, tai-chin, hata yoga, il cui obiettivo su diversi fronti, è quello di spingere all’eccesso il corpo a compiere gesti, movenze, torsioni e rituali complessi e inusuali. I risultati inaspettati, incredibili confermano la forte concettualizzazione che ho fatto subire al mio fisico: la proiezione intellettuale cui è sempre stato sottoposto e incatenato, può ugualmente liberarlo oltre i limiti della sua stessa struttura. Vizi e virtù di una condizione accennata, in filigrana. I risultati apprezzabili che ho potuto constatare, potrebbero essere sufficienti a far rivendicare alle sensazioni un ruolo cardine nella mia percezione, una nuova religione. Sempre di fede si tratta dopotutto. Alla fine il primo posto spetta proprio al corpo, in una mistica autocontemplativa, in un incontro con il dio della carne, in una preghiera che parte da due mani congiunte, per tornare ad esse.

 

In Amnesia,

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Alino