Questo Sabato sera sento che ho bisogno di una tastiera non troppo pulita su cui arrossare le dita, poco più di due, che con la difficoltà proverbiale del freddo di casa mia che le incacrenisce, premono i tasti; ho bisogno di discorsi di questo genere, che non scorrono molto bene,per manifestare la mia più intima connessione tra la parola e l'etica, lontano da consuete forme di perfezione algide e di curata armonia che così caratterizzano ormai gran parte delle mie relazioni sociali.
Si può avere relazione sociale con il blog di windows?Certo, lo saprai anche tu quando il led del cursore inizia a comunicarti molto di più di un'urgenza spippolatoria......
Parlo di nostalgia se voglio definire il più sano sentimento dell'essere umano, è la forza del passato, nell'incertezza del futuro, per suggellare la precarietà del presente....Parlo di sogni, quando cerco di proiettarmi al di fuori dell'abitudine del mio modo d'essere, per sperare di capire qualcosa di più quando una persona mi guarda negli occhi.
Ma parlo anche di fallimento, quando dopo un giorno di ritorno alle radici, un treno sembra essere la speranza più grande per sfuggire da ciò che non vedo bene, da ciò che velatamente mi tormenta, mi incrina, irrompe in me mostrando gratuitamente soprattutto a me stesso le debolezze dell'anima, le ataviche cicatrici formative, il ciclico ritorno di una storia che,cazzo, fa male e lo fa stramaledettamente gratuitamente.Ed io guardo. Non capsico. Mi arrendo e scappo.
Cerco la luce, mi puoi biasimare? Le piante assumono le forme più contorte, più lontane dalla propria natura per sentire le proprie propaggini riscaldate..... Che importa se la luce poi in fondo, è poco più di una grassa penombra, una nuova abitudine che però rinfranca il mio essere leso,semplicemente perchè l'ho costruita io. Tutta io.
Adesso che mi accingo nuovamente a reiterare l'operazione sento il malessere latente che gozzoviglia in me senza troppe remore,ma sento già il sollievo del mio nuovo cambiamento, con il rincaro che l'ammissione della sconfitta sembra consegnarli. Tutto ciò poi, mi appare stranamente propositivo, buono e esteticamente valido, come se l'incapacità cronica all'azione incontrasse in esso un ostacolo,serio per la prima volta. Cazzo, come sa illudersi bene la mia volontà!Lo spirito di conservazione è più intellettuale che fisiologico a quanto sembra.
Un abile giocatore d'azzardo sa quando fare la mossa giusta: ok, questo è palese, ma sa orchestrare tutta una serie di preliminari, nell'attesa di quel momento, e soprattutto osserva. Molto. Guarda le carte in tavola e la direzione degli sguardi degli altri giocatori tra i piccoli vortici che il fumo delle sigarette compie nell'aria tiepida. Guarda. Capisce lo stato di tensione dei suoi avversari da un batter di ciglia, da un gesto compromettente e da un ticchettio della suola di una scarpa sulla gamba del tavolo.
Io sono a metà strada, senza progressione. Come l'abile giocatore, osservo, scruto, conosco e interpreto con molta abilità le mosse delle persone che mi circondano. Ascolto. I gesti di un uomo si trasformano in una proposizione ben articolata che giunge alle mie orecchie con presunta chiarezza. spero di non fare sfoggio di presunzione, o di illusione, se affermo una certà abilità nel capire gli altri, nel conoscere i moti interiori che trapelano da un semplice gesto, o da una parola rivelatrice di un pensiero più complesso.
Ma a differenza dell'abile giocatore non vincerò la partita. Non getterò mai con soddisfazione e decisione le mie carte vincenti sul tavolo da gioco tra i bicchierini semivuoti di whiskey e i portacenere sovraccaricati. La paura dell'ignoto e della corruzione della volontà, dell'integrità fittizia di un io così poco consapevole della forza vitale non giudicatrice della sua essenza, purtroppo superano la malinconia e il rimpianto delle passioni che proprio io vedo così bene muovere in certi passi gli altri.
Niente azzardo, via i tavoli fumosi di un bar periferico e malfanato, nooo, niente soldi da puntare, cambio l'immagine del mio dispiegare i segni dell'anima. In un campo da calcio, ogni giocatore ha un ruolo, con due obiettivi, o attaccare la porta avversaria, o difender la propria.
Per fare questo c'è un pallone da calciare verso una delle due direzione, con l'aiuto dei giocatori della propria squadra. Occorre impedire che la palla raggiunga la porta che si difende, e i modi sono tanti,ma vi è un codice con regole che impedisce atti troppo violenti o dannosi per gli avversari e per lo spirito sportivo in sè. Se il codice è infranto, l'arbitro ferma il gioco e impone regole riparatorie. Non è solo, qualcuno lo aiuta quando si tratta di un azione non violenta, non pericolosa ai fini della salute dell'avversario o del buon gusto dei giocatori e degli spettatori. Viene in aiuto di una regola che impedisce di proseguire con il gioco oltre dei limiti ben precisi e suggellati da una sicura e tronfia linea bianca. Lui è il gurdalinea. Alza la bandiera al lato, quando uno dei 22 giocatori che lui conosce, all'interno del recinto che lui vede tutte le domeniche e di cui saprebbe ripetere su un foglio le imperfezioni dell'erba, le piccole buche di qualche caduta o di un leggero ristagno d'acqua irrigante, fa un gesto non dovuto. Porta il pallone appena fuori dal teatro della gara, ma soprattutto fuori dalla giurisdizione del guardalinea, fuori dal piccolo mondo che mirabilmente è in grado di controllare e amministrare.
Sic et simpliciter,Alino.