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15 febrero DemocraticoUna settimana di pieno Sole, di giornate tiepide ma fresche, a Parigi, può darti l'illusione di grandi cose. Il cielo nitido e blu, mai velato, l'aria pulita e il tardo tramonto, creerebbero già un inoltrato aprile italiano. E sogneresti le grandi persone, i loghi di sentimenti sinceri, le icone di una fedeltà dedita e convinta alla tua causa ideale. Ma poi torna il freddo. La nebbia mattutina con difficoltà fa trapelare i raggi del giorno, gelosa dei tetti bluastri. E il vento è gelido, ma sporco, io lo sento. E la sera bagna i marciapiedi come sempre. E ti rendi conto che non era il tempo che credevi, quello che parallelamente si sarebbe contornato delle folli abnegazioni personali, dei grandi idealismi, che sollevavano da terra le persone che hanno sfiorato la tua vita. Adesso è questa terra nera, umida, brulla, che la fa da padrona. Niente pilastri, fulgide colonne che sapevano contare in misura sola ed esclusiva della tua dedizione per loro. Del tuo Credo. Del tuo Karma. Eppure è questa palude grassa che ti può meravigliare. Sinceramente. In forme nuove, inconsuete, senz'altro in tono minore, ma proprio per questo, immacolate e preziose. Tanto frequenti quanto rapide. Credilo. Solo così puoi viverlo. Puoi ritrarti indietro, e aspettare che si ripresentino quei grandi nomi del tuo passato prossimo, che immancabilmente avevi elevato ad altri luoghi, per tua natural vocazione, per tua comodità forse. Ma vinti, perdenti. Principalmente per colpa tua, non hai mai saputo distribuire il valore alle persone, non hai mai saputo riempire gli occhi e le orecchie di te, non ha mai urlato la necessità di uno spazio comune. E immacolato. Ma anche loro non hanno mai preteso di muoversi oltre. Ma non è finita. Niente affatto. Da queste macerie dei vecchi idoli, si muovono questi minuti lapislazzuli che possono ancora darti molto. Le vecchie cariatidi si sgretolano lentamente e la superficie intatta che tante volte ti aveva rassicurato, adesso ha piccole fessure, crepe permeabili ai lamenti. Di queste piccole orifiamme tu però non devi diffidare. Sono lì nel quotidiano per dartene il sapore, per accoglierti nel grande carnevale della tua storia. Non venderti subito. Non lo faresti e ti capirei benissimo, ma lasciati incontrare. Per incominciare. Nessuna divinità illuminerà il tuo piccolo mondo contingente. é la condizione migliore per provvedere al bagaglio delle tue deboli, multiple, sicurezze. Attraversato da lievi scosse, piacevolmente colpito dai movimenti degli esseri umani, girati intorno, prima gli occhi e poi la testa, saluta a brevi cenni, senz'alzare la mano. Solo un denso galateo empatico può darti la bellezza di una presenza. E rispetta, respira con il cuore, scambia un voto, con chi ti ha stupito, per un istante. Se la giornata si rischiara in una mensa di periferia quando due fidi sorveglianti coetanei, vengono a infastidire la tua mensa o a mischiarti le fotocopie; Se i ricordi piacevoli riaffiorano in una palestra quando ti prestano le fasce per il combattimento per sentire il tuo caldo accento; Quando un tuo allievo ti domanda di nascosto se anche tu da liceale, sognavi Roma antica; Se viene a chiederti la parola, indirettamente, con uno sfogo, la persona cui vuoi anche tu parlare, percependo da lontano una grande sintonia; Se dopo aver girovagato una notte in cerca di un mezzo per rientrare a casa, un 'grazie' non dovuto, ma sincero e sentito ti appare sullo schermo; Se una mail catena ti invia un pensiero banale, ma presente, per una ricorrenza odiata; Sii felice, ritieniti fortunato, o quantomeno vivo, presente. Il vecchio Olimpo si compone adesso di tanti volti mortali, difettosi, sparsi, incostanti, ma veri. Unici. Le sole persone cui tu possa credere. I grandi onori, quelli, siano in mano ai tuoi sogni, quei momenti fantastici in cui sali su treno e passando per le cittò crei incanti, sposti le piazze, blocchi le fontane. Lì forse, potranno restare gli irreali Saturni del tuo passato.
Focalizzato, Alino 05 febrero Les mains éternelles
Ciao.
Quasi il bisogno di presentarsi.
Ho scelto una condotta. Ed è inutile fingere di poterla variare, allungare. A margini troppo poetici non è concesso segnare la presenza delle persone, di sentirle filtrare come gocce di acqua piovana su una parete non verniciata.
Sono fatto di poesia, almeno un po', oggi me lo prometto. E mi meraviglio, e conservo questo trito spirito ingenuo monocromatico, ma che è in grado di illuminare i discorsi degli altri, quando c'è della pena manifesta, quando si pensa che anche io in fondo possa soffrire, che anche io potrei scegliere meglio, rifletterci su o ahimè sbagliare. Niente di più semplice o di sbagliato.Ma non perdo la mia battaglia. Io sto bene e con estremo sacrificio mantengo i grandi equilibri, le speranze di una pace dei nervi.Piccoli istanti, grande magie, che mi vincono ogni giorno da un crollo ossessivo o da una stasi totale. E la paura se ne va. Lentamente.
Guardo il mio letto bagnato, contento di non essere più soffocato da quelle coperte.
Ho tenuto per mano molte persone. Per farmi condurre. E se ho preteso di far parte delle sicurezze di ciascuna di esse, io ho strappato loro l'impronta dei loro pollici fieri, non senza dolore a volte. Per ricordare. Per vederle crescere, sicuro che a me sarà rivolto sempre un sorriso, sempre una bella parola o una frase, per la quale avranno picere di raccontarmi un bel momento appena vissuto, o un nostalgico istante di dolore. Vita, questa è vita. Datene e diamola a chi ne ha bisogno.Gioia e salute. Vetri e pannelli. Stracci di una mia convulsa limpida soddisfazione.
Girate, giocate, brandite le vostre spade, imparate dalle vostre ferite. Come ho fatto io. Non è passato molto tempo da quando mi sono fermato sulla soglia del male, per vedere se ne facevo parte. Ed adesso mi beo in pace di essere stato salvato e di non correre più nessun rischio.Questo prisma denso e rossastro, questo cuore così potente e allenato, un sorriso un po' provato, mai insincero...tutto questo è Alino. Dappertutto.
Adesso è tempo di delocalizzarsi. Di lasciare fare agli altri, siano essi ingranaggi del destino, volontà di singoli individui forti, pieghe di una burocrazia contorta e fattuale. Siano essi per me azione e scelta, io sarò solo spirito. Questa anima lieve e devota alle evoluzioni di coloro che ora a diritto può chiamare amici, non cambia più. Ma eternamente abbraccia ogni circostanza e con desolazione la rischiara, la purifica estraneandosi.Fra le stante strade, da seguire, io ho trovato la mia. é segnata nel vento, ha contorni labili e percorsi innaturali, ha vocazioni discordi e non lascia segni di indicazioni, nè chiare linee annacquate. Eppure c'è, io la sento, non vedendola, la capisco, non spiegandola. è indeterminata.Rimbalza in ogni piccolo angolo in cui qualcuno ha parlato ad Alino. Là mi sono fermato e conosciuto.
Ringrazio per la conquista di Roma eterna:-chi mi fa paura mentre sono a fare le fotocopie la mattina, battendo le mani e facendomi regolarmente cadere i fogli;-chi dal mio odiato liceo, ricompare per le strade di Parigi e lo incontro per caso (quasi impossibile) e sogna conigli di nove chili da mettere nella nostra vecchia scuola;-chi illuminato mi cerca su msn e ha voglia di raccontarmi qualcosa di cretino;-gli studenti che mi domandano se Zucchero è il nome e il Fornaciari il cognome e io rispondo di sì, diventando rosso perchè non lo so;-chi mi imabarazza in classe tirando preservativi e domandandomi della mia prima volta durante la mia ora di italiano;-chi apprezza un mio piccolo gesto e forse lo aspetta;-la pillule du lendemain alla pharmacie de Porte d'Orleans;-gli alunni che mi correggono perchè inverto i loro nomi.
Rispondo "obbedisco" a ciò che sempre mi ha atteso, senza rimpianti.Fuggire, per me è solo rallentare, evitare per non screditare, occorrere per non misconoscere.Senza timori seguo adesso quello che è evidente e razionale compiere. Ormai sono stato soccorso. Ovunque vada, non cadrò più. E mi basta così.Aprite la finestra, adesso insieme a me. Che il freddo e il vento rimepino la vostra stanza.Prendete e bevete la vostra tazza di tè. Io l'ho fatto.
Alino |
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