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30 marzo Strani rumori dalla fontana
Preparavo le cose velocemente..... il tè, i biscottini, il bricco del latte, il succo di limone e qualche zolletta di zucchero. Ho fatto una selezione accurata delle bustine di tè: alcune mi piacevano per la forma e per il colore dell'etichetta, di altre ne conoscevo la fragranza, altre...beh altre sono esperimenti. E poi le polveri, il caffè in grani e la cioccolata, le tazze appena acquistate, quattro per l'esattezza. Io berrò nel bicchiere di vetro. E ho rimepito due borsine, due viaggi per scendere dal mio appartamento e salire le due rampe per raggiungere la classe dove tengo il corso di italiano. Ho preparato tutto con arte, con ordine, quelle piccole manie che mi perseguitano e mi fanno togliere ogni granello di caffè dall'acquaio prima di passarci l'acqua fredda, o non toccare lo spazzolino da denti al tubetto del dentrificio per paura che già qualcuno l'abbia fatto....e tante piccole altre follie.... Ho atteso la famiglia cui insegno italiano... le petit gouter..... sono rimasti felicemente sorpresi e mangiavano biscotti fra la spiegazione delle preposizioni articolate (ebbene sì, amici vicini e lontani: ho spiegato le PREPOSIZIONI!Queste piccole mostruosità di tutte le lingue indoeuropee che non conosco e non so usare in NESSUNA lingua, et pourtant je l'ai fait!!!, Beh leggevo e le avevo studiate prima di scendere per il corso) e i participi passati irregolari. Abbiamo fatto le dieci di sera, li ho salutati e con la precisione di sempre, sereno, sì, anche sereno, ho riordinato tutto per lavarlo su. A casa. E salgo sull'ascensore dopo aver guardato nuovamente un cielo che per tutto il giorno con ironia mi riempe la giacca di sottili goccioline, adesso stellato. Attendo che arrivi al pian terreno. Salgo e mi capita di osservarmi allo specchio che è presente. E trovo difficoltà a vedermi...io lì non c'ero. O non c'ero tutto, completamente. Nulla vedere. Solo dopo un po' ho intravisto il mio contorno, la sagoma della giacca, delle sopracciglia e dello zaino che avevo sulle spalle. Ci risiamo....ritorno fugacemente con la memoria al secondo anno universitario....il lento ritorno della flebile agonia....torno a scomparire, in intermittenza. Perdermi in un'immagine mal restituita è solo il segnale di aver gettato la spugna e di vivere con coscienza piatta tutto quello che mi circonda. E un po' temo adesso. Di aspettare troppo alla fotocopiatrice del liceo perchè la professoressa avanti a me non si accorge che ci sono io ad aspettare. O di non aver qualcuno che sostiene la porta all'ingresso di casa mia, perchè non mi scorge dietro di lui. 20 anni. Guardo dei ragazzi ai banchi dell'atrio di Palazzo Ricci dare spiegazione alle matricole inesperte. Perchè non provare il prossimo anno.... . Il ragazzo con i rasta, mi ha chiesto un parere su un autore del 700 francese. Si chiama Luca, io non so cosa rispondere perchè non ho niente da dire. Domani non mi siedo da quella parte. Magari provo a sedermi accanto a quel ragazzo con i capelli lunghi di Sarzana, ma parla sempre di Carducci e io che dico?Poi non saprei rispondere e cadrei in imbarazzo. Bah, ci penserò domani. Il prof di filologia italiana mi ha detto che ho un rifiuto psicologico per lui e per la sua materia e che si percepisce tantissimo...ma da dove ha capito tutto questo? Il prof di storia della lingua mi ha detto che sono troppo 'barocco' per avere il massimo dagli studi linguistici....e dire che mi piaceva anche la materia..... Alessia corre a portarmi una busta di Aulin, non riesco a muovermi dal letto, di nuovo bloccato con la schiena. Il dottore mi ha detto che non è normale perdere coninuamente peso e che forse dovrei andare un pochino in palestra per irrobustire i muscoli lombari, ma non ne ho voglia...vabbè prima o poi ci vado. Mi scusi, signore, ma vorrei il filo interdentale blu, quello al sapore di menta?- ah scusami biondo, non ti avevo visto...è tanto che sei nella farmacia?- No, non si preoccupi, non è poi così tanto..... Oggi, mi sembra più facile salire i migliaia di scalini della metro, mi sento più leggero, oggi guardo sempre lo schermo quando batto al computer, non guardo più la tastiera...ho paura di vedere solo le lettere bianche impresse sui tasti e non le mie dita. Ho visto i miei amici dal vetro di una serra. Parlavano e ridevano su una panchina, potevo percepire quasi la luce che da loro circolava nello spazio. Perchè non raggiungerli,SUBITO? perchè attendere nel calore artificiale dei miasmi di queste piante deformi? E mi ha preso. Aveva il profumo della pelle e il calore di un seno troppo costretto. Una fiaba femmina, una voce di tenebra che mi ricordava da dove venivo senza spiegarmi però chi mi aveva cacciato là, strappato da dove credevo di stare meglio. Perchè non potevo spostarmi di lì? Avrei voluto, certo, ma entrambi sapevamo che non ero come loro e che non potevo, non posso, guadagnare del tutto il mio presente,neanche verbale. E il Paradiso....solo una volta ci è concesso entrare. Sparire piano piano.....Davvero resta questo ora? E perdo consistenza, ma ancora resisto. In fondo, resisto. Alino 22 marzo enlarged in my worldScendendo dal marciapiede ti sarà capitato di riflettere su quello che stavi facendo, Su chi avevi accanto, su quale strada stavi camminando, a chi hai incontrato qualche minuto prima A una sorpresa, a una delusione. Seguendo lo stesso percorso, nella strada, calpestando l'asfalto denso e ruvido, avrai avuto voglia una volta di correre, di stupire coloro che avevi a fianco, che esattamente in quello stesso istante soppesavano nella loro testa, un errore, un passo falso. E tu hai sorpreso tutti, ma in fondo, sai di averli trascinati con te, sai di aver fatto qualcosa di sano. Un inezia, oh sì, una cosa da niente. Niente che ti renda più sicuro di te stesso. Che percorra lo spazio e il tempo per ricapitolare davanti agli occhi un'omega di alluminio, che regge bene, tuttavia, il confronto fra quello che adesso senti di essere e quello che una piccola parte di mondo forse ha capito che ti appartiene. Se spaventa, se crea schermi o ripari, se suscita derisione o battute dissacratorie e patinate, non ti contrariare troppo. Se gli occhi rifelttono un po' di sole, non è stretta conseguenza un sorriso. Anche la debolezza tua, a volte, rende più stabile il resto del cosmo.
Fra tante meraviglie ancora da accogliere, semplicemente, ossia semplice, Alino 20 marzo Certes pas un exercise de dévotionE mi prendo una pausa. E osservo.
Potrebbero finire qui tanti romanzi, brevi racconti troverebbero il loro scioglimento finale fra questi tetti un po' grigi, un po' blu, che si fingono puliti, a volte bagnati, in lotta perenne con il cielo, per guadagnarne la soglia.
Bruxelles è questo grande paese di provincia, che sente e respira un'aria distesa, fresca per la campagna vicina, pacata e lucida, come le persone che circolano per le strade. E cercano riposo. Forse la pace degli sguardi. Grande il nome che porta, in rapporto alla sua storia, alle sue case, alle famiglie che non vorrebbero sentirsi così inserite in mezzo ad un'evoluzione di ostacoli, ma da parte, tra persone cordiali, che conoscono e che leggono più e più volte le stesse pagine dei capitoli finali di triti romanzi realisti, come vecchi sapori che vale la pena provare di nuovo. Grandi i personaggi che spesso vi si trovano, in rapporto a strade piccole limitate da vecchie e alte case che non vorrebbero essere così colorate. Grandi gli intenti, in rapporto a ciò che veramente riscalda le mansarde debolmente assolate.
Ho scritto tante cose, insipide, stonate, storpiate. E ne ho scritte altre, lunghe, complesse, intriganti, ma a tutte manca la stessa cosa. Un finale debito, che dia pace a colui che si è apprestato ad una lettura difficile e inconstante, che dia senso ad uno scrittore inconstante e irritato, che chiuda i rapporti e sancisca la tregua tra i personaggi e tutto ciò che li attraversa. A tutto questo manca una Bruxelles.
Dovrei fermarmi un po' di più per impressionare la mia mente di tanti particolari, vedere i balconi, i tendaggi, i tavolini degli interni delle case, le macchie nell'intonaco dei muri. Ma sono assalito dall'indistinto chiarore che la domenica pomeriggio risparmia ai turisti e concede tutto ai tetti dei palazzi. E fra letteratura e incubi, fra personaggi e sogni, devo dimenticare il sapore naturalista e cadere di nuovo nelle leggere assonanza della mia anima.
Ahimè, triste argomento, eppur mi sento qui svuotato. Banalmente senza perplessità o ansie, Bruxelles mi ha fatto grazia del suo oblio e mi vedo senza tempo, senza bisogno di mete da fissare. Chissà se non sia questo poi infine che le nostre turbolenze ci dovrebbero una buona volta spingere a ottenere: un torpore domenicale, provinciale magari, per paura di dire borghese.
Fino ad oggi pensavo fosse una grande dote poter essere un piccolo pensiero nel cuore di molti, poter entrare e uscire innocuo e indenne, con la simpatia che avrebbe per sempre legato la mia persona, bruna e incolore, al sincero battito di un altro spirito. Mi sbagliavo: solo adesso mi accorgo di come si sporcano con il tempo le mensole e le impronte ivi lasciate faticano a confondersi con il resto della stanza. E mi sono sentito deluso , impotente, potenzialmente fallito nell'accorgermi che di fatto alcuni passaggi sono inevitabili e raffreddano gli atteggiamenti. Avessi avuto più pace gli anni passati: sarei stato un ponte di ferro smaltato dritto all'altra sponda, sicuro di toccare un esito stabile, una catena d'oro. E invece il terreno era umido, troppo, e camminarvici sopra significava addossarmi delle virtù degli altri senza coprirmi del mio stesso nome, della voce che credevo così importante, da far sentire.
Ed è stato il movimento, la sorpresa, l'inganno anche, il dovuto (ma a chi?), la paura di aver gettato uno sguardo, di colpo e all'improvviso, sugli anni a venire. Gelo. Riflessi colorati che hanno portato nuovo gelo. Usato, vissuto, sporco di sale e terriccio.
Batto le mani. Di nuovo. Attendo il formicolio delle parti offese. Giro la testa. Vorrei che fosse tutto lo stesso, ma il mondo che sto mettendo in moto non si ferma più, ho aperto uns voragine che si espande in cerca di vecchie glorie e di fuochi preistorici, come se sapesse già che la morte è la sua sola cura.
E io non rimpiango ormai niente, se non di non aver conosciuto prima, quando la mia pelle era sempre porosa all'universo, le lente e sobrie domeniche pomeriggio a Bruxelles.
Trascorso,
Alino 11 marzo Appendix BenutiiNotus antiquitatis grammaticus, vir illustrissimus, Italicae patriae, in Galliam ab Magistero Romano Sapientissimo ductus, favellae miseriam vidit et ab correptionis fervore scripsit:
glisser NON scivoler
stylo NON pen
champignons NON fonges
craie NON gesse
je suis pressé NON je n'ai pas de froite
enveloppe NON buste
tableau NON lavagne
pantoufle NON ciabatte
perroquet NON pappagalle
cou NON colle
Etiam pericula favellae ignovit, tunc in sexualitatis linguae insidias cecidit; et sine verecundia, infelix diu dicebat:
Vous faites les cons! [ Contes NON cons= in gallicam linguam 'testicula']
En Italie on a beaucoup de chattes dans les foyers [ Chat NON chatte = in gallicam linguam 'vulva']
C'est petit mais quand meme jolie [infelix tricipitem intendebat, stultus populus penem comprehendit]
Qu'est-ce que tu as Benoit? T'as mal à ta gueule? [gorge NON gueule= in gallicam linguam 'aliquem aut alicuius animun offendere in aliqua re']
Etiam diversae et novissimae res dicebat et chaos creavit et linguae usus ignobliliter perdidit.
Magis, Alino
07 marzo Nomen
Grandi tessuti....spazi vuoti e ben puliti Porte di metallo, piccoli giardini nascosti tra alte mure di vetro e cemento, di sicuro....doppie sedie, soffitti altissimi, Silenzio, Se una mia parola è anche musica, perchè mi fuggi? Perchè rinneghi la mia persona, il mio corpo? Il mio sguardo? Ti ho fatto così male? Senti freddo. Lo senti con me. Penso che in fondo, neanche tu, hai il coraggio di osare, ferisci me, ma perdi anche un tuo valore....solo prassi..., d'accordo, solo prassi, senza rivoluzione, io non metterò che le mie iniziali.
E mi faccio da parte. Finalmente, ce lo dobbiamo tutti e due. I have to let you take your sweet way..... Paradiso a fianco, abbassa lo sguardo e sentimi nel cuore. Puoi sognarmi, solo una volta, scendere lentamente in quella rocca vuota e mal riscaldata. Solo me, tra vetro e tavoli lunghissimi, Di cose lucenti, non ti salverà.
Sceso, Alino Quel mare non bagnatoE se avessi avuto la polverelistata da un fascio diretto di lucesarei svanito in mille puntini luminosi.Dappertutto, giù per le scale, nelle strade ancorasporche per la notte recente. E senza risposta.Ho atteso l'incanto tutto il giorno, oggi avrei dovuto, avrei potuto, sarei stato in grado di,Essere spericolato. Complicato?Banalmente perverso.E invece ho solo avuto una cappa di un'unica nuvola, sì compatta, da far dimenticare che al di sopra vi riposano piccoli dei, consunti e stanchi di non poter più vivere nel quotidiano degli uomini.La mia occasione se ne è andata, spenta e sciolta. Come l'acqua in un lavandino di alabastro: corre via, insipida e monotona, senza clamore, poichè ha solo sfiorato per un istante le mani intatte di un impiegato. Che non usa detergenti.E allora vai, ti devo lasciare andare, non c'è più spazio per il quieto vivere. Mi preservo da una situazione di liquida stasi, finto permesso, concesso, concesso al mio spostarmi. Di sede.E sia ancora, sia ancora, che L'Italia mi invada. Con una massiccia presenza orale, con una musica, che ho paura di non sentire più.Stellato, Alino06 marzo La porta dell'arcobaleno. NudaLa mattina di lavoro ha qualcosa che mi offre un continuo lieve stress piacevole. La colazione in fretta non rinuncia al consueto rituale: i cornflakes nel latte freddo, la macchinetta del caffè rigorosamente made in ... China (ma conserva un buon spirito italiano) il caffè "Le cote d'or" (a buon mercato) e poi la doccia, l'armadio, la valigetta con il materiale per le lezioni, la coinquilina che mi consulta su questioni d'amore quando sto per superare il record dei ritardi in classe (gli allievi ormai lo sanno e si mettono in un angolo del corridoio per non essere richiamati dagli altri docenti pronti a sentirne un'altra delle mie: -scusate ma le métro ha fatto tardi....avevo perso le chiavi.... il nord, non lo vedevo). Scendo le scale, Roxana è lontana adesso, aspetto il prossimo vicino cui sorreggere la porta per interminabili secondi. E via. Passeggio lento e so che mi si penetrerà una scena diversa, perchè ho terminato di seguire il percorso quotidiano e testardo oggi voglio credermi diverso, più giovane, meno gioviale, ma voglio suonarmi. Dalle narici in giù. E seguo i ponti. E li ripercorro più volte. Come sicuro di trovare l'ancora dell'altra dimensione, la mia sicurezza, il mio baluardo, sapendo che è proprio questa circostanza che vale la pena vivere. Anche se è senza ritorno. Testarda come me. E un flebile vessillo si mosse da lontano. (Ale, stai attento, ti toglierà i vestiti!!- Quali vestiti, se non ho altro che questa chiara pelle?) Ho paura. (Ma di un bambino?- Me ne devo vergognare?) Arriva. é veramente piccolo. Un cappello bianco e giallo, alla pescatora; delle scarpine a rete, pantaloncini corti, avana. Mi guarda e mi porge un girasole (non lo avevo visto prima....non c'era). Mi dice che suo papà gli aveva spiegato che deve sempre guardare il Sole, altrimenti perde le foglie. Ma sicuro, io non gliele avrei mai fatte cadere neanche una. Aveva cinque anni. Scompare . Vorrei ancora fermarmi, sorpreso dalla loquacità di Paris oggi, ma subito mi tocca un ragazzo sui 17 anni, un po' robusto, con uno sguardo un po' inquietante, così profondo, vestito di nero, ma innocente. A suo modo. (Prosegui oltre, che stai aspettando, ti strapperà i capelli?- Eccomi!) Mi indica un lembo di terra che appare dal letto del fiume. Ne percepice una forte energia psichica, una soglia in cui un influsso positivo può facilmente sprigionare fantasmi (i tuoi fantasmi) se mal utilizzata. Ero curioso. Volevo domandargli subito chi poteva essere a conoscenza di un particolare così bizzarro. Ma si discosta da me ad una velocità incredibile, senza muoversi quasi. Io non capivo, ma era tempo di dirigersi nuovamente verso il liceo. (Attento, orme bianche avvolgono gli scalini della banchina, girati lentamente, vengono a toglierti la vista!- Io oggi vedrò) Sorriso appena accentato, bellezza efebica, pensieri abissali, enormi, ma ben dissimulati in una posa cordiale, rassicurante. Ero così curioso. Paris non è mai stata così misteriosa per me. E non ne vedevo la fine, il principio ormai dimenticato. Non mi parla. Così credo. Eppure giurerei mi abbia detto di volare. Ad occhi chiusi. Sottofondo, un pianoforte. Rotolo sul mio passato, poco più di due giorni, sicuro di poterlo vivere, come l'ho sempre ripercorso nel mio ricordo. Vivace passione, dubbiosi contrasti, a...Ancore. Ho sempre creduto di poter capire gli atteggiamenti, per dominare il mio tempo, per essere in circuito con la mia memoria. Speranza?Forse illusione, accanita, voluttuosa, vinta. Vinta. Sono stato battuto e messo da parte dalle mie stesse impalcature, dal massiccio credo che mi aveva sospeso e fatto percepire il suolo, ovunque della medesima consistenza. Irradiato, sconfitto, perduto in una strada che dovevo conoscere, da una parte un edificio fascista, dall'altra un bivio. Eppure i margini non mi erano mai sembrati così lontani, in movimento, in fuga. (Tant peu de réalité est dans l'homme) Svanito, per interminabili attimi ho vacillato in osmosi in una pioggerellina fine che mi aveva intriso il cuore e le ossa ancor prima del volto e della giacca. (Giunse anche questo.Di sera). Una mente divina ragiona al posto mio. Devo rientrare. Devo ritornare. Non ci saranno più volti umilmente noti, ma diversi sui ponti della Senna a vivermi, a offrirmi un po' di casa. E ciò che conoscevo e sentivo mio, è mutato irrimediabilemente proprio per causa delle mie pretese. Inutile fingere di afferrarsi, scontato giustificarmi e biasimarmi. Riavuto parte delle mie spoglie terrene, ho avuto quasi orrore di provare per la prima volta nella vita, pena. Pena, per me stesso. Monotona, rossastra, poco densa, ma comunque pena. Inderogabile. Per tutto quello che le mie esili (e diciamolo) gambe hanno dovuto sopportare. Nei mie sbalzi, nelle mie fughe e nelle mie ricomparse, nel sogno ottocentesco, di una vittima che può conoscere il suo mondo a fondo.
Corro, corro, adesso. Non definisco ancora le mei nuove derive dello spirito. Della carne. Ne avrei timore. Ma mi prenderei in giro se non ammettessi che in questi sprazzi di lucidità testuale, che questa ancora organica pure mi concede, le rivoluzioni si fanno per endovena e un'intermittente insania mi fa credere nuovamente guarito, doppiamente in corsa. Tutto solo. Per mordere il marmo con i denti, per arrossare le guance sui muri delle vecchie ville, che devo penetrare. E frattanto mi saluto ad uno specchio, mi vedo sdraiato ad un muro decorato, che mi imploro attenzione. Forse un po' malvagio. Forse un po' assonnato. Forse rivolto solo da un lato, persa ormai la paura del non sentire più niente, in parte, dalla sua parte, di parte ( da baciare)
, Alino |
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