Mi ero dimenticato del bel tempo. Il cielo chiaro, limpido che abbandono la sera è lo stesso che ritrovo la mattina, forse più rinnovato, sicuramente più azzurro. Con ancora più sole. E l’aria fresca che mi impedisce di stare a casa, mi invita a dare la caccia a quegli aromi che tu, lo so, chiameresti primaverili. E il giorno è tiepido, fresche le notti. Sarà dura tornare al tempo consueto, quello cui ormai mi ero giurato di essermi abituato del tutto, dichiarato in pompa magna, “non sono più metereopatico”. E invece sono bastate questi ultimi giorni ‘puliti’ per mettere in discussione questa presunta nuova certezza.
Tempo di vacillamenti. Di paure che non esistono più, di voci che compensano gli squilibri radicati nel mio animo da anni, da sempre. L’umanita è tutta qua. Mi vedresti diverso da quei sorrisi velati di malinconia, da quegli sguardi interessati e segnati dall’angoscia dell’altrove, dai quei piedi a terra che fanno fatica a stare fissi nella stessa posizione? Lo penseresti?
Cadono le angosce, come piccoli tormenti che colmano gli spazi apparentemente vuoti di una corsa in metro o di una doccia in palestra, i pensieri si divertono a far scorrere le mani sul viso più velocemente. Più velocemente.
Potrei scrivere? Quella razionalità che invoco e reclami su di me, può essere realmente vissuta? Strano, fazioso, allora poi io dormo e non ci penso più. E sorrido di nuovo.
I was there. Je suis resté assis toute la nuit et j’ai écrit. Et l’on n’a rien ni personne, et l’on voyage à travers le monde avec sa malle et une caisse de livres. Quelle vie est-ce donc? Sans maison, sans objets hérités.
Quasi divertente, la routine quotidiana è ancora più piena di elementi, di incontri e di scadenze. é tutto quello in cui sempre mi sono identificato. Cambiamo i luoghi, le persone, le attività, gli impegni; ma qui, come là, Alino corre fra mille appuntamenti, corsi, lezioni, biblioteche, teatri e musei. é così, inutile porsi domande: oggi come ieri, tutto questo è il mondo con i suoi determinanti, le perle smaltate di un girocollo a più riprese. Poi arriva la notte e con un finta mi libero dall’accesso della metropolitana, quando l’aria laggiù sembra più pesante del solito, carica di problemi, di una fetta di passioni verso le quali sono stato sempre in rispettoso contatto, separato. Passo oltre, seguendo l’inclinazione più fantastica che mi è rimasta, che è soltanto mia, che crede nella voce della luce e libera l’eterno in una lunga passeggiata. A caccia di profumi, sentendo i sogni degli altri salire in alto come preghiere, vederli dissolversi sopra le terrazze degli ultimi piani. Me ne rallegro ogni volta, con la trita speranza di aver contribuito anche per un solo attimo a farli lievitare più velocemente, ben oltre quello strato di ozono che ormai so che aiutano a riparare.
Les vers ne sont pas, comme certains croient, des sentiments, ce sont des expériences. Pour écrire un seul vers, il faut avoir vu beaucoup de villes, d’hommes et de choses, il faut connaitre les animaux, il faut sentir comme volent les oiseaux et savoir quel mouvement font les petites fleurs en s’ouvrant le matin. Il faut pouvoir penser à des chemins dans des régions inconnues, à des rencontres inattendues, à des départs que l’on voyait longtemps approcher, à des jours d’enfance dont le mystère ne s’est pas encore éclairci. Et il ne suffit meme pas d’avoir des souvenirs, il faut savoir les oublier quand ils sont nombreaux et il faut avoir la grande patience qu’ils reviennent. Car les souvenirs eux-memes ne sont pas encore cela.Ce n’est que lorsqu’ils deviennent en nous sang, regard, geste, lorsqu’ils n’ont plus de nom et ne se distinguent plus de nous, en une heure très rare, du milieux d’eux, se lève le premier mot d’unvers.
Avvicinandomi a casa, guardo in alto e capisco che fra i mille voti, fra i tanti volti della speranza che rincuora, c’è anche il mio, fra gli ultimi, quasi timoroso di essere là, fra tanta confusione, ma con la voglia innocenti di dissolversi nell’etere per sempre. Le stelle visibile, ancora per una notte, lo leggono per prime, mosse dalla curiosità di altri tempi.
Spero che anche nella zona più nascosta di questa Terra, nelle condizioni più estreme, dal terrazzo di una lounge disco alle mura di guardia di un monastero tibetano, dalle steppe euroasiatiche alle periferie di Boston, io possa avere la certezza che c’è qualcuno che sta beandosi dello stesso identico mio pensiero. Camminando, gli occhi in su, scorgerà le note del futuro salire in alto e vedrà anche la sua, riposta come la mia. E si sentirà meno solo. Per molto tempo ancora.
Da ultimo non resta che questo sguardo infantile, agile e furbo, che ha colto le note nuove quando tutto sembrava ormai definito su più fronti. Solo l’immaginazione porta un improvviso e vacuo benessere. Inconsistente, come tante cose a venire. Ma, per adesso, va bene così.
Cambiate tutto, quando vi vedo! E non è cambiato niente.
Qui riprendo tutto con una velocità sorprendente, come se non avessi mai lasciato! La metro, le foto, tedesco, la palestra, la BnF, le classi. Ma da questo mondo che ormai è casa, ritorno con la mente a quelle poche ore rubate all'aereo che mi avrebbe riportato qua.C'erano loro e li ho toccati, li ho abbracciati e ho lasciato fare, poiché stavo veramente bene!Li guardo e so che c'è tanto che ci distanzia, nelle conoscenze, nelle esperienze fatte, nei limiti superati e in quelli mai oltrepassati: li ho lasciati con l'amaro in bocca, due anni fa ormai, una turba seduta ai banchi della mensa, ai tavolini del Britannia, sulle spalline dell'Arno o ai tavoli dell'Orzo.Gioco forza, ci siamo allontanati, nelle storie, nelle confidenze, negli amori, ma alla fine non è cambiato niente. Le affinità che ci hanno fatto incontrare sono sempre le stesse, e quelle trionfano con buona pace di tutti.Le ho volute, le ho accentuate e ho giocato, ho riso e ho toccato e ritoccato, quelle mani, quelle spalle e baciato quelle guance. E non è cambiato niente.
Alcuni se ne sono andati, come me, altri lo stanno facendo adesso, per una grande storia d'amore e una famiglia, c'è chi ha trasformato i propri sogni in realtà e li sta disegnando,c'è chi il suo talento ancora lo cova nascosto e ne mostra soltanto una piccola parte dorata, c'è chi parte ma forse vorrebbe restare, c'è chi sorprende per essere immancabilmente là, come dovrebbe.
E non è cambiato niente.Lo abbiamo saputo subito. Ed è stata la mia partenza più bella da quando ho cambiato casa. Sì, li ho lasciati più o meno tutti là, ma non è triste, non sono triste, perché non perdo più niente. Mai più. Ovunque andremo, noi siamo tutti là. in contatto sensoriale, (finalmente)
Ieri sono arrivate le tasse universitarie da pagare, il contributo, cioé, che Alino, da sempre studente modello, deve versare per il suo secondo anno fuori corso, a due anni di distanza dall'ultimo esame sostenuto: sono 3 rate di 560,00 euro che si aggiungono alla prima di 400,00 euro. Meriti accademici e il resto. Orgoglio e gioia della sua famiglia. Sempre di più.
A Pisa piove. Come a Parigi. E la pioggia è il vento, in faccia, qui come là. E il tempo non passa, non passa.
In tanti modi ad Alino è stato chiesto un contatto fisico normale, più intimo e maturo. Ad Alino è stato chiesto un bacio. O così è sembrato. In più modi e ripetutamente. Il bacio in quanto conseguenza di un'attrazione, di un interesse che coinvolge entrambi.
Ma da Parigi a Pisa l'ideale diventa uno sguardo non concesso, un volto che si gira dalla parte opposta. Da Parigi a Pisa il sogno diventa una fuga, il bisogno incessante di atterrare e ripartire nella pretesa di essere banalmente equivalente a se stesso.
Un saluto, poi un treno, una lunga dedica a tutti quelli che hanno bisogno. Sta bene.
Un messaggio, forse due.
Una caricatura.
La sua macchina nella pioggia. Da Pisa a Parigi a lie he told himself thousand times.
Quel bacio che è stranamente tanto più lontano quanto lo vorrebbe più vicino. Si fa storia e viene scritto per il compiacimento altrui.
Quella tesi che a detta sua non è mai pronta, mai finita. Alino non lo sa. Alino non ce la fa.
Ascolta.
It has scared him for years, and it is still scarin', pal!
He's listening now.
Michele parla ad Alino, dal tavolo di un bar. Racconta la sua storia, difficile, come molte altre. Poi si ferma all'improvviso e dice, incuriosito:
-Hai spostato la gamba non appena per caso il mio ginocchio l'ha toccata. Puzzo?
- No, of course!
- Lo fai sempre. Lo hai sempre fatto. Ma vabbé, non importa, sei così tu. La paura ancestrale degli altri, Insomma ti dicevo......
Alino deve trovare uno spazio e lentamente guarire. Da tante cose. Perché non era così, prima. é come un mito che piano piano cresce, è condiviso, vorrebbe essere divino e l'eterno fa spegnere le particolarità, senza mani congiunte, senza consolazioni o errori.
Le illusioni perse non aiutano più. Non c'è una favola da vivere a Parigi, né un sorriso colpevole, né un corpo da abbracciare. Là c'è una corrente da inalare, nel vuoto da riprodurre. Alino non cambia a Pisa, non morde né affonda le mani nella terra. Lascerà perdere il confronto con le origini bistrattate per anni: le deve solo abbandonare e viverle di riflesso, dai fili di un microfono. Perché non siano più un pagliativo o la scusa di un eterno rinvio.
Le tasse da pagare, la chiamata a testimoniare l'errore e la resa, sono ancora là.
E il bacio pure si è spento senza coinvolgimenti. Nel mezzo ci sono le tazze da tè, la tovaglia ricamate, le brocche con i centrini e la televisione accesa senza volume. Le lacrime agli occhi, mai scese. La vita che non vuole è tutta là, il compromesso disastroso di un laurando per la vita, che ha cominciato ad avere paura del contatto con gli altri. E per questo li ascolta.
(E fu un'ira finta, un libro da scrivere. E pertanto è là, unico foglio, unica pagina. A metà).