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16 abril Smell...bring my spirit.Vieni...... Slitta piano piano tra gli angoli di una stanza che con difficoltà ancora contiene e preserva gli antichi profumi. Scappa, se vuoi sentirti integro, se ti credi capace di un'azione vivace, che si fraziona lenta e non si permette troppo di riflettere.... Ami. Sì, per meravigliarti con un libro in mano e il vento freddo che ti scuote i capelli. Credi. Credi e ottieni di essere semplice, ingenuo, fidato, felice. Di fatto. E ti senti in compagnia. L'unico rispetto che è possibile concederti è la spalla sfiorata da una mano. Che anche io continuerò a vedere per molto tempo ancora. Cadi. Perchè scrivi in cielo, salti e finisci in una pozza di languide memorie. E senti l'odore della primavera. O per lo meno credi di percepirlo aprendo la finestra al tiepido sole delle 5 di pomeriggio. Come se quell'albero in fiore ti inviasse i primi effluvi dei campi verdi e dei peschi rossastri. E indossi una sciarpa sociale e una leggera giacca, marrone, come se ci fossero i 15 gradi della primavera passata. Ma i 3 gradi di Parigi non bastano a fartela dimenticare. E vuoi rivivere. A modo tuo e con quella testa che gira troppo forte, troppo forte, cazzo, da non farti percepire il senso della profondità, della distanza. Un'occhio solo ti priva della prospettiva. E vedi, le prime serate in cui ti concedi di passare nottate per le piazze,a fare per ore gli stessi giri...sempre gli stessi, con le stesse persone, sempre le stesse.....; le chitarre, le bottiglie di vino, il vociare dalle piccole finestre ancora socchiuse, che vogliono farte penetrare quel piccolo antro, felice di avere un ospite in più. Torno a casa dalla palestra...o mio Dio che caldo, stanchissimo....sono le 11 e Lizzie mi attende per cenare insieme con le sue iperinsalate e i cornflakes. -Lizzie, dobbiamo sbrigarci, Giacomo è già quattro volte che mi chiama, sempre i soliti, un'ora di ritardo.! -No c'è problema, tu asciuga capelli, io faccio piatti e usciamo. -Anna mi ha chiamato pure, vuole andare a ballare in un pub terribile! -Oh no, Ale.Io volio ballare a festa della trasgressione con vestito nero! -Ma che dico ad Anna ora?Maria confusione! Tel: - Ale, Anna sono!Scbrigati, ti ascpetto al pap, qui c'è musica, lo scialo, si beve, si balla, c'è ginzia, le mie conguline!Ale,la miniconna messa mi sono,bella! -Anna, ma penso che mi fermo prima con Giacomo e Linda, andiamo a bere qualcosa! -Ah capito, noioso sei, io non venco che cciocate con le carte ai contadini e ai lupi, di sinisctra siete, io mi annoio ciao! -Ecco lizzie niente...sempre confusione faccio. -Ma non dovevi mangiare panino con Federica di fit box? Ah no, dovevi bere thè con istruttora di yoga! -Zitta Lizzie, mi confondo poi! Lo vedi sbaglio tutto...ma siete tutte bionde, ma che ne so io, sbaglio il tempo e lo spazio.... i nomi...ma vi chiamate tutti uguali..... -Oh no,Ale.Tu non vive tempi giusti, tu pensi agli ezami, a ingleze e a teatro e a torremoza, e non vedi come possono passare. Sì, passare una dopo l'altra. -Hai ragione.Ma guarda ora parlo con te e invece dovrei essere al Parc Montsouris a leggere Zola con il Sole e i ragazzi che corrono. Dovrei aspettare Marianna che dorme da me stanotte. -Ah vero Ale. Io ricordo! Allora vai prima là,che poi no te trova! Io finisco piatti e avverto Giacomo di ritardo. Ti aspetto per guardare Charmed...e compra la cioccolata alla Roxy. -Ok passo da Champion così stasera la faccio pure per Marià... Ciao a dopo! Ma fino a che ore mi aspetti sveglia? ...- Ohi Ale, finalmente ti ho trovato ma dove ti sei messo? Non ti trovavo da questa parte del lago!Fammi riposare un attimo e poi andiamo a casa. Ho i giornali dll'Italia, le elezioni.... -Ah vero, le elezioni. Di sfuggita,
Alino. 08 abril L'epiteto nel cuoreGli insegnanti non dovrebbero essere persone troppo adulte come di fatto succede nella maggior parte dei casi. Alla mia età è diverso: mi siedo sui tavoli con gli studenti delle secondes (environ 15-16 anni) per fare l'appello e trascorro gran parte del mio tempo a dirimere 'gli ormoni', a separare i maschietti che si alzano e tutte le scuse sono trovate per toccare, sfiorare, avvicininarsi ad una ragazza che si mette a gridare..... In prima fila ci sono tre ragazze di colore che mi aspettano sempre all'entrata e all'uscita del liceo per dirmi 'buojiorno Alexandrò' per vedere se io oltre al buongiorno, riesco a dire alle volte anche un nome. Mai successo. Faccio l'appello e scopro che si divertono a fare una scommessa su quali nomi leggerò male, o sui miei malsani tentativi di poter leggere un nome e subito voltare la testa verso la persona che penso di aver nominato. Solitamente è il caos, sbaglio e confondo tutto. Le tre ragazze aspettano che io mi rivolga a loro proprio con il nome giusto ma non ci riesco mai. Oggi però ho fatto un calcolo matematico di percentuali e sono riuscito a beccare la terza per magia, la quale si è alzata dal banco urlando in francese che dopo sette mesi finalmente mi ero ricordato il suo nome, proprio il suo..... . E i ragazzi mi chiedono che musica ascolto, se è vero che in Italia ci ubriachiamo sempre e assicurano che le italiane sono più facili.... E io mi siedo accanto a loro e li lascio parlare, in francese, prendere le posizioni per un progetto, discutere, arrabbiarsi, scherzare e prendersi in giro e se effettivamente la mia figura di educatore e lettore ne esce un po' ridotta, io resto così affascinato... una classe, venti persone sotto la mia responsabilità, che difficilmente ascoltano, ma che mi salutano per i corridoi urlando il mio nome... lontani ancora da quel meprise parigino che già dilaga negli atteggiamenti delle classi superiori, le quali difficilmente mi danno il buongiorno entrando in classe.... Aspetto il caldo, una serata graziate dal tepore primaverile e dai caldi lamenti di Garcia Lorca per spingermi a lungo a passeggiare sul lungoSenna e ripenso al mio liceo. é assurdo, senza senso, ma la mia vita sembra cominciare intorno ai 17,18 anni....ma è possibile che due secoli di letteratura autobiografica siano stati spazzati via dal mio pragmatico cinismo? Ripenso, ripenso, e vedo qualche immagine ogni tanto, fortemente illuminata, non a fuoco, veloce, come nei film muti anni trenta. E poi il vuoto, non un esempio canalizzato, non una storia costituita, come se la volontà sia stata la matrice di un reale oblio di tutto quello che ho vissuto neutrale-inconsapevole. Riesco a malapena a ricordare i momenti più intensi dei primi anni della scuola di teatro che così tanto ha illustrato la mia vita. Assurdo, è ingiusto, è irreale, ma questa assenza penetra nelle mie osse, si consolida e mi rivela che è inutile per molto anni ancora sperare di più. Cammino ancora, neutrale. La mia memoria presente si rinvigorisce intorno ai 18 anni, quando accetto la vita nel suo flusso più intenso e trasfomo gli incanti del quotidiano, guidato dalla incoerente pretesa di sentirmi carnale penetrando la notte, il buio, la musica dark, il paranormale, l'occultismo (e le unghie nere). Mi ripetevo che dopo anni nella penombra valeva la pena allora di interiorizzare quell'oscurità, renderla la mia forza più grande, nella natura, con la natura e con gli altri. Cool. All'inizio, la mia rivalsa. Poi le situazioni si complicano, le persone possono esagerare in certe situazioni e la notte si fa nera, si appesantisce di sguardi di vetro, di veli di fumo, di sfere rossastre. La fuga. 15 giorni a Pisa. Una visita medica. La malattia. La paura. La depressione dei miei genitori. L'operazione. Il buon esito e lentamente un nuovo percorso, fatto di ospedali, ecografie, biopsie, attese, analisi.... La luce. Abbagliante, incalzante, taumaturgica. Mi ha colto all'improvviso, a fine novembre, il mio primo anno a Pisa. Mi rivela la mia intimità, il mio candore, un'indole sommessa, sorridente, confortante, che scoppia tutto intorno e si plastifica sulla mia pelle, aderisce perchè convessa nei punti giusti, il mio stampo. E mi trasformo in quello che tuttora, un po' più sbiadito forse, sono. Nasce Alino, che brilla inizialmente così intensamente, da impedirmi di vedere me stesso. Mi sono cercato in quello che credevo fosse un'attitudine, una scelta. In questi movimenti ho fatto del bene, ho fatto distendere molti animi, ne ho traditi altri, per poi comprendere, senza più parole, che quello che pensavo fosse solo una grande farsa, era in realtò il mio Essere più semplice, cristallino e dimesso. E ho accettato il giorno. Con le sue nuvole, con i suoi momenti tiepidi e spessi. E la mia luce si è affievolita, ha preso tonalità più fredde, alluminio rilfesso. Ma pur sempre di luce si tratta. Che un po' piace in fin conti, anche agli altri. Io so che spesso guardare una statua adamantina può far tremare le gambe, aprire varchi immensi dove le coscienze affogano cercando appigli per prendere boccate di convivenza.Ma alle cinque di sera, nel mese di settembre, una parete gialla che riflette ancora il Sole pomeridiano, non spaventa, non strappa l'inconscio, non tematizza le ansie, ma fa brillare. Almeno per un po'. E sarò ancora per molto questo breve sogno mattutino, ciclico, poco coraggioso, ma sereno. Poichè fuggiti sono ormai da tempo i sacri giorni del grande potere. Della follia e del delirio. Dell'incongruo puro potere. Non saprei di fatto adesso controllarlo, non vorrei adesso alterare la mia condizione d'uomo. E coltivo, di segreto, l'ardente passione di ricordarmi i giorni alle scuole elementari, i giochi di infanzia, i miei primi amici, il primo bacio, il ginnasio, il corso di karate, insomma tutto quello che so razionalmente aver fatto parte di me. Molti anni fa. Forse proprio voi, ragazzi miei, potete educarmi all'adolescenza che non ho mai interiorizzato nel ricordo, voi potete darmi il gusto, io saprò rubarlo, di quegli anni rotondi. Fuori, per sempre,
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