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30 abril Ricomincia da Sé
Sono stati giorni afoni, l’ansia vibrante dentro la gola che non poteva, non doveva uscire. E mi mancava una lingua, non so se era vuoto, se era perdita di confronto, o se erano lacrime globali. Questo non l’ho ancora capito. C’era tanto silenzio, dentro. Mille voci fuori. Ho esasperato i termini delle mie predisposizioni, legati a vecchi incantesimi che hanno fatto il vuoto tutto intorno. Senza voce. Le strade, fatte a piedi, sempre le stesse, decine di volte: l’auto che ha percorso centinaia di chilometri in direzioni sbagliate, false, controverse e nascoste. Le notti e i pomeriggi, le sorprese mai cercate, i dettagli da cancellare. E quella lingua ancora non c’era. Le conferme spirituali di alino là dovevano essere e invece sono state benevolmente frustrate, per buona grazia di chi professa la fede nello spirito, ma cerca solo terra e protezione, prediche irrisolte, calunnie mascherate dalla naturalità e dalla normalità di un banale contatto. E la lingua non veniva. Alino che cura, che capisce un po’ di più, che è forse scostante, ma presente e umano, ha così creduto di poterlo essere ancora una volta, forse su un piano diverso, forse no. Alino che sbaglia, senza lingua, Alino che finalmente ascolta le sagge parole al momento giusto. Vorrebbe ringraziare, stupito, ma alla fine non ce n’è bisogno, va bene così per una volta. Può ascoltare e capire, soppesare le sue istanze caratteriali, prenderle per come sono e non vederci niente di più, magari contento, sì, magari contento di essere così un po’ per tutti. E le parole sono venute. Belle, chiare, interessanti, anche eleganti. Solo per me.
Simone mi ha detto di quanto sia triste rientrare a casa da soli, il giorno della discussione della laurea, senza festeggiare, senza restare con quelle persone che hanno reso importanti gli anni più felici della mia vita, gli anni della bellezza, oserei dire. Simone aveva ragione. Sono adesso una corda di violino tesa e delicata, sentimenti contrastanti, emozioni forti, rivisitate in aeroporto con i messaggi e le chiamate che devono commuovere, ricordate in volo come i tesori di un tempo che fu. Parigi ha le stelle e l’accoglienza progressiva di cui solo questa città credo sia capace. E la mia casa vuota e così la mia camera (potranno ancora le due finestre e la porta chiusa dare la sicurezza di un tempo, quando tutto è stato così agitato, sciolto all’inverso?). La mattina è per le parole con l’amico di sempre. Esco, la spesa! in questo vuoto nervoso e sovraeccitato è il riconoscersi nelle attività di sempre, è il riprenderle il più presto possibile che può fare bene. La luce, fuori e i complimenti di tutti. Esco nel mio liceo e mi si fanno tutti incontro per festeggiare il lieto evento di ieri. Si ferma la signora della loge, quella della biancheria, i sorveglianti, i colleghi, alcuni studenti, i segretari e i due presidi ad abbracciarmi, a felicitarsi con me, a dirmi che presto ci sarà una super festa per un grande orgoglio. è disonesto essere commossi per tutto questo? Sentirsi a casa, così, è una colpa quando dovrei invece ricordare, osservare la storia nelle mie mani, ricordare il silenzio dei respiri? Quel art est assez vaste pour savoir évoquer en meme temps cette forme mince sous mon manteau, et toute l’abondance d’espace de ces nuits immenses? Ripartendo, scosso,
Alino 18 abril Tribunale Gli incontri e le sorprese. Le panchine come coincidenze, stupide storie, risate comuni, fantasie simpatiche e racconti tristi di mani asciutte. E una casa, dove tutto deve andare bene, il cibo pronto, la sala bella e le voci intorno. "I'm the reach, i'm the poor, i'm the one you'll know forever". Sì, mi conoscerai per sempre. Senza delusioni. Ci siamo. Il mio nuovo dottore in Francia mi ha detto che soffro di una nevrosi da "sentiment de culpabilité", nello stesso momento in cui mi firma un'impegnativa per un'ecografia relativa a una vecchia operazione. Io non prendo parte alla conversazione, mi trovo sostanzialmente a mio agio nonostante le sue parole: lui parla per un'ora, io ascolto. D'altra parte non c'è niente da capire e per di più, non vale la pena affrontare il problema. Il problema non c'è. Non è la morale, non è il libero arbitrio, è un mondo di benessere, dove non si accetta la malattia che proietta all'esterno la percezione della perfezione spirituale. Per loro, viviamo in un corpo incredibile, potenzialmente perfetto e invincibile, il migliore prodotto dell'evoluzione universale. Ogni salto al di là, al di fuori, che sia estasi da annullamento del pensiero, o ascesi mistica, è uno sbaglio, una frode al positivo benessere materiale. Non ci sto, non ci sono mai stato. Assumo la nevrosi, o, se preferite, "il riflesso paranoico del libero arbitrio frustrato", come un sogno che tocco e suono fra me e me. Questa è la meraviglia. A due passi da un piccolo traguardo, fra le persone che (s)contro/ incontro, fra i fogli da mettere in ordine, fra le attese e le notizie strane. Stanco, perché incantato, messo sotto sequestro da una lunga litania che mi fa ora apprezzare il mio breve soggiorno. E aspetto, scoprendo la falsa prigionia della malattia psichica. Ti credo e ci credo, ora come non mai. Parfois, ![]() Alino 06 abril saturday nite, 3h13.Questa pausa mi è data da due ruote in una città che diventa piccola. Arriverò in ritardo, ma mi fermo e guardo la grandezza di queste vecchie strutture, di una passato comune, solidale, che non c’è più. E ci penso. Ed è notte. Mi soffermo su un ponte non illuminato ed è una grazia. é niente, come quello che ho, ma è giusto così. D’altro canto io sogno ancora, a dispetto di ogni insuccesso personale. Parlano, sospirano, agitano l’aria intorno con un insieme di parole già studiate, un lessico che conosco fin nei minimi dettagli. Che potrebbe farmi pena, ma che mi limito solo ad ascoltare, ringraziando il cielo di non aver mai condiviso questo pensiero, con la certezza di non renderlo mai mio. Dieu n’a pas besoin de reves, il gère le monde, il fait marcher les hommes. Terra asciutta, non sono false le tue promesse? Mi meraviglio del poco che ho, della verità che tiro fuori da ogni momento. C’è tempo, c’è ancora tempo per un’altra piccola stradina, peu importe où elle me conduira. Credimi, c’è vita così dalle mie parti. E il Sole tarda già a tramontare. E scatto una foto sognando la lotte comune. Accompagnato, io sono portato, tirato, dietro uno spazio okkupato, dove Dio e gli uomini hanno cessato di farsi la guerra. E non ci sono più. Vorrei pensarci, sì, vorrei pensare al giorno in cui ogni essere su questa terra sporca saprà che dio ci ha lasciato, che il posto è vacante, che dio si è allontanato, in un lungo viaggio, alla ricerca d’altro. Che l’uomo, inventato, è senza inventore. Che dio, creduto, è senza credente. Sarai più solido, uomo? O più volgare? Avrai paura? O nutrirai nuove speranze? Dimmi, oseresti morire? Ci credo e son sicuro che io ti cercherò, io come sempre, sarò al tuo fianco. Ci penso, io sento, io volo, io danzo. Mi fermo e non sono più là. Io scatto una foto, pedalo ancora. Inalo.
Preparin’ my way,
Alino |
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