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31 mayo Mister American DreamQualche ben celata debolezza, all'orizzonte. Il dubbio asettico di non riconoscermi più con il tempo. Di aver perso un ruolo o di adattarsi prima di diventare energia. Perdita di comunicabilità, è questa la mia istantanea? Mi piacerebbe perseverare nell'idea che la qualità esiste dappertutto e che basta catturarla una volta, per saperla riprodurre all'infinito. Sogno ancora, di nascosto, il giorno in cui tanti piccoli muri diventeranno un palco sopraelevato, dove ciascuno potrà cantare una vecchia canzone. Sento ancora le arterie pulsare forte sotto il mio mento, quando corro come un pazzo, quando vado in bici superando le macchine, controsenso come un tempo, quando mi piego in due, per la fatica, quando traduco la Fedra e recito invece di ripetere i paradigmi. E affonderei le unghie nei palmi delle mie mani se ancora avessi voglia di cominciare sempre, nuovamente. Daccapo. Per la gioia. Rifuggo i conati della vita e credo nella resurrezione dell'anima. La mia, televisiva, fotogenica, nel conforto di chi ha saputo attraversarmi e ha guardato dentro. Con paura. Qualche deboleza, sprazzi di coltri scure sopra i tetti della mia vista. Non è grave, non mi spaventa. é solo troppo piccolo. è solo Vero.
Turbato ingenuamente,
Alino 30 mayo Gli occhi, altrove, il cielo chiaro
E arrivano così i momenti strani in cui tutto si arrotola su se stesso per riempire una corsa che per continuare per ore e ore ottiene necessarie riflessione per ammortizzare i lunghi tempi di attesa. Alino è una vita che aspetti. Non sai cosa, non immagini chi, è puro incanto tutto questo. Ma non basta più, no, non basta quando ti accorgi per la prima volta che la grande battaglia che hai pianificato contro te stesso, non ha senso di esistere in quanto guerra aperta contro ogni istanza che si presenta meravigliosa. Non è una battaglia, no affatto. Sei tutto tu, intero, nudo. Onesto. Trovarsi nel tempo e nel momento sbagliato ha finalmente i suoi lati positivi. La sensazione di aver perduto un treno, o di essere salito su quello sbagliato perde di intensità, fa calare inesorabilmente ogni ansia e ogni stimolo alla eccezione. Semplice, sei molto semplice. Quello che oggi valuti come una perdita, come un errore di prospettiva, ovviamente non può essere diversamente contestualizzato. Le scelte sconnesse, il random delle ricerche, delle opzioni possibile e immaginabili, l'eterno "ce l'ho/mi manca" è fallimento, è una disdetta, è... è finito. Ma non fa più male, no, non lo fa più, giustamente. Te ne accorgi la sera, leggendo due pagine di un libro cercando e combattendo il sonno, felice. Te ne accorgi nel punto in cui, caduto nel baratro, sei contattato dai quei tre angeli (uno a Pisa, uno a Paris, l'altro a Rouen), che sanno parlare con l'esempio, con l'affetto e con una sincera partecipazione a quei troubles che sono una parte anche della loro storia. E continui a correre. Più forte. Non è normale correre per due consecutive, ma questo è quello che resta della tua trita eccezionalità. Il vento fra i capelli, la curiosità delle persone, ti richiamano alla normalità, al delicato manifesto di una totale apertura, alla fine delle pretese, all'accordo dei sensi. Hai effettivamente perduto molto, o quantomeno una parte cui avevi dato così tanto spazio da costituire il tuo bioritmo, le tue connessioni fisiologiche. E giochi con le piante, facendole battere forse un po' troppo suli tuoi avambracci, quasi sorpreso dell'effetto, del dolore. Domani tornerai a correre. Con un ginocchio dolente, due unghie dei piedi annerite, ancora due ore. E da questa perdita di identità passata, ricevi innocenza, onestà, non dignità ancora, ma sei assolto. Da e per te stesso e dalle statue del Montsouris. Ti basti questo. Intanto. é la fine degli errori di prospettive, è il culmine di una fatica non ripagata. E se non ti dispiace, non troppo almeno, puoi fartene una colpa a vita? Non conosci infatti, quanto calore fuoriesce da una terremoto. Hai saltato, per rimanere sospeso. Hai dormito.
Corri, Alino corri ancora.
Pulito,
Pulito. 25 mayo I'm died twice (that's my refrain)
Non mi sono alzato durante le mie cinque ore di sonno, dal letto. Eppure sentivo, o credevo di sentire, un leggero disagio, un richiamo dei sensi, che si risvegliava, e mi svegliava, per accusarmi di aver troppo imprudentemente tolto la coperta invernale. E mi toglievo anche questo. Io sono cresciuto stanotte nel senso del freddo. Mi riportava lentamente alla vita, mi negava il torpore in cui di fatto ho avuto la necessaria debolezza di muovermi fino ad adesso. Ho sempre creduto di meritarmi questa atrofia dello spirito sensibile, come chi si pone al riparo da un giudizio efferato, cambiando forma continuamente, rivendicando, per diletto, le scelte e le situazioni, gli sbagli e le imposizioni. Ora guardo le fiamme. E le vedo nere. Tentato da fragili sorrisi, io vi ho messo le mani sopra. Ma la pelle non si è bruciata e sono rimasto senza la mia giusta punizione. Ora, il sistema si è scardinato, il gioco dei pesi ha perso bilancia, io riesco solo ad essere, giorno dopo giorno un po' migliore, un po' più onesto. Ma io, io voglio il mio fuoco indietro.
Maestra: Alessandro, se scrivi nuovamente con la mano sinistra ti mando fuori della porta, capito? Ale: Mi scusi signora maestra, ma non so fare le lettere minuscole con la mano destra. Maestra: Non è vero. Impegnati, vedrai che ci riesci. Cambia mano al lapis, svelto. Ale: Subito signora maestra, però non capisco perchè Monica e Micol possono scrivere con la sinistra e io no. Maestra: è un anno che cerco di fare loro cambiare mano ma alla fine non possono scrivere con la destra. Però hai visto Davide?Lui ce l'ha fatta e ora è bravo, tu devi fare come lui. Se ti rivedo nuovamente con il lapis alla sinistra chiamo mamma. Ale: No, no va bene, non lo faccio più. Maestra: ecco bravo, che anche tua mamma mi ha detto che qualche volta ti batte le mani perchè metti la forchetta a sinistra o ci prendi il bicchiere.....
Istruttore: Benucci è squalificato purtroppo dal torneo di tennis perché ha nuovamente il gomito infiammato e il medico glielo ha proibito. Ale: Ma come? Mi scusi istruttore, ma posso giocare con l'altra mano. Non ho nessun infiammazione alla sinistra e lei mi ha visto giocare spesso con la racchetta a sinistra. Istruttore: Non è possibile e basta. Ma che è poi questo un discorso da competizione? Ale: eh come? che ho detto adesso? Istruttore: Un tennista, un calciatore o è destro o è sinistro. Le sue qualità sono concentrate tutte in un piede o in una mano e lì nasce il campione e la voglia di vincere. Ale: Sì ho capito, ma non gioco male, lo sa e non vorrei essere escluso per un'infiammazione ecco. Istruttore: Benucci è deciso, io punto troppo sul torneo di quest'anno per rimettere in piedi il nome della mia associazione. Tu contiua a allenarti con la destra soltanto dopo l'infiammazione e giocherai la prossima estate. Ale: D'accordo mister, ora torno a casa però.
Schiacciato al suolo da volte di orgogliose congetture, che fare se non gridare? Fuggito da Pisa, senza motivo, senza logica, per farmi paura, per fare differenza, mi accorgo che tante piccole situazioni necessitano che io rinasca. Tornare, tornare sarà curare quelle piccole ferite, quei mille legami spezzati inutilmente, quelle perfezioni che ora è il momento di sporcare. Mi riconoscerò, dopo un po' però: canterò che la vita è degna, che la famiglia e gli amici sono tutto quello che ho, piangerò, di nascosto, per aver vissuto in un Inferno senza dannati, in una grotta senza fiamme, riderò, da folle, per aver creduto di essere stato espulso da tutta una storia, da tutto il mio Credo bi0logico, dal Paradiso dello spirito. Illuminami di lato. Adesso. Prendimi per mano e osserva quanto io possa meritarmi ora un po' di meglio. In tutto ciò che in questi giorni mi rappresenta io vedo solo un colpo d'occhio ai miei progressi. Tutta una storia, una genealogia, corre in questo quadro, che mi ha piegato, mi ha spostato, mi ha gettato contro un muro, che io ho poi attraversato. Sono morto, ho dimenticato, ho volato sopra le sciocche pretese di una silenzio di cartone. Invece, lentamente mi preparo a scoprire una qualità nei miei sensi, un nuovo indirizzo salutare, erotico, nel mio presente. Per guarire il futuro. Sono morto due volte, e nel contempo ho scoperto la vita che solo la scrittura poteva darmi. Ora sento nuovamente il cuore battere e l'arte si fa sport, si fa tecnica, diventa una danza stranamente armoniosa. Sto creando delle forme, forse hanno peggiorato l'universo del mio scrivere, ma riescono a darmi quell'eleganza umana che ho sempre cercato nel quotidiano. Dalla disonesta paura, scorgo adesso la benedizione del mio essere radiante e mi preparo a stare bene; cadrò nuovamente nel fondo e forse quello che ho attorno si appiattirà un po'. Ma queste lastre che la mia penna non sa più descrivere come un tempo, mi bacieranno gli occhi, mi diranno che forse, questa volta potrò vincere. Imparo a vedere tutto il mio mondo proiettato dalle radici della mia terra. Combatto i colpi bassi, le leggere frustrate, ma non sono solo. Ci sono io, a sinistra, impacciato, imbranato, ma con tanta voglia di combattere. Quell'io non è mai morto, è nato quasi a fine percorso, la chiave per sconfiggere il volto oscuro dell'universo, ora banale creatura in cerca di uno spazio. Ti farò vedere quanto la vita sa dare e la mia mano non si negherà il giorno in cui mi chiederai di vedere un po' più in là. C' è il bene che ti meriti, la fede e l'amore che chiamano a darti di più. Sarà bello accompagnarti. Non vedo l'ora. Scalda il cuore, allena la vista, siamo solo all'inizio. Forse per questo mi sono ridato alla vita, un altro scopo mi attende. Esempio, esempio, esempio. Tutto questo solo per aver sentito un po' di freddo stanotte. Nel gusto di lavorarci un po' su.
In resurrezione,
Alino 17 mayo La boite des couleurs
Tregua.Sperimento la pace che inonda lo spirito in guardia.Attendo le circostanze migliori, per far sentire di nuovo la mia resa.Mi chiamo ad alta voce, per raccogliere i sospiri, le marionette cariche di nuova ispirazione.Le battaglie, gli scherzi e le sorprese si chiudono in cerchio per rinascere nei cuori.Acrobazie, molte, seducenti, mi invitano a conoscere di nuovo, a riprendere le redini dei sogni.I sogni... che non terminino mai, che mi offrano i cari volti di un tempo!Aspetto, aspetto, nuovi silenzi capaci di baciarmi gli occhi.Attendo, quella pace della discesa, dove compaio e sparisco per sempre dalla pagina di una persona.Sorprendo, sì, sorprendo, i mille colori di una nuova arte.Pazienza, ancora un po' di pazienza. Discreto, Alino 02 mayo Strano
Prendere delle decisioni più concrete. Sentire un percorso....sentirsi portare via. L'orgoglio risiedere nel capire che esistono condotte giuste. Seguite fino da ultimo. Camminare e avere freddo alle mani. Camminare. Rifarsi da capo lentamente. Percepire il peso di una parola e per essa provare sollievo e volersi nuovamente bene. Cercare lo spazio nuovo, correndo sulle panchine di un parco stupendo le mamme indispettite. E' finita. Ale. Anche questa storia è finita. Un occhio ferito, una chiave perduta, una dea, una vendetta morta per la patria, un male sacrificato, una lunga corsa per distribuire a tutti quello che era sempre stato mio. L'ho fatto. E ora basta. Cambiare. Di nuovo. E vedersi strano. E ridere di nuovo. Da capo, Ale da capo. Gioca ancora e fai girare il vento. Per andare.
E' finita questa storia, è finita.
Benedetto,
Alino 01 mayo Prologue.... To my real Muse. Killin' myselfEd è tutto insieme un grandissimo affluire di sensazioni così belle che potrei piangere, se solo sapessi come fare.... D'altra parte mi trovo anche semiparallizzato da quei contrasti che quotidianamente albergano nel mio animo. E cado. Cado in una città che ama farsi vedere in tutta la sua verticalità, per compiacersi del baratro psicologico che la rende la capitale e che io so essere solo un flebile riflesso della mia condizione di vita, forse la proiezione più intensa di me stesso, regalata a caso, al mondo là fuori. E le sfumature devono perdere consistenza ogni tanto. E' la legge. E forse non è poi una violenza o una finzione rendere giustizia di quelle circostanze che mi vedono sì diverso nella costanza, mille persone nell'abitudine, un gioco benedettino di amori e di odi. Giusto giusto per compiacersi senza rimorsi di un periodo della mia vita ipotrofico, forse, senza centro, di sicuro. Attratto da mille poli, in fin dei conti, che cosa resta di vero nel cuore di un uomo? Se le persone lentamente sembrano appiattirsi su una lastra di ghisa, se le stelle si frantumano in una impropria polvere brillante che offende la vista, posandosi su tutto, chiedendo pace, offrendo vendetta? Qualche incerto punto fermo, precario e purtroppo finto, chiede e ottiene un valore pari ad una serata passata seduto sulla coperta di un letto, dove il momento migliore nasce da un instantaneo, non controllato, volgere dello sguardo. E ho capito che pur conducendo questa vita in margine, giocando con gli effetti defornanti di un doppio specchio, c'è chi spera in una giustizia che gli renda ragione del suo correre avanti, delle prerogative del suo cuore e della forza che un contatto sa sprigionare. Al riparo perenne dall'equivoco, posso soltanto compiacermi un poco di una viltà che ha il sapore di una rivalsa, sapendo di non potermi macchiare oltre. Vi penso tutti, tanto, spostare lo spazio intorno a me, scontrandovi qualche volta con una pretesa più imponente delle vostre, vincendo, piangendo (oh, sì), ricordando. E avete il gusto pittoresco di scorgermi ogni tanto fra i fogli di un quaderno o le pagine di un libro, perchè ho rappresentato forse per un istante un sentimento che nella vita magari una volta vi ha attraversato. Ecco un mio piccolo regalo, una conferma di identità nell'egoismo dei miei pensieri dove la società si compone di incontri, maschere e lunghe passeggiate. A passo svelto, senza ampie falcate, mi assento al momento, devo meditare sull'agilità di un movimento, su certi doni che penso di aver troppo fissato. E adesso vi domando, sinceramente, quasi potessi toccare i vostri volti, le mani che tanto ho studiato, gli occhi troppe volte mal sostenuti, Avete mai pensato alla forma del Paradiso? Come vorreste vivere in eterno il momento di più intensa gioia? Avete dentro di voi quelle delicate consolazioni che vi compaiono in testa durante le ore di studio o i minuti trascorsi per raggiungere il luogo di lavoro? Non sentite de loin l'immagine dellla più bella cena con gli amici di sempre, quando ti trattieni più del solito a far saltare un sugo in padella e le risate degli invitati nella stanza accanto ti fanno sentire in pace con tr stesso, almeno? Oppure non vi ricordate di una sera un po' diversa in cui un gruppo di persone si è trasformato in un concerto stonato di voci, di storie, dove una battaglia con dei palloncini o un gioco lessicale ti rendono parte di una grande catena? Ma dico poi, avete la forza di rivivere quelle forte sensazioni che hanno animato un'infatuazione, un'intensa storia, una delusione o una malattia? Non volete farne parte per ancora molti giorni, molti giorni......? Per quel che c'è di buono e intelligente in tute queste ingenue pretese, lontano da un sentimentalismo che non vuole essere scontato, ma solo comunitario, io vi auguro di non volere da voi altro che questo come vera battaglia. Assumete il fumo dagli occhi, lottate con il male vicino, chiamate la forza del vostro santo sangue, per avere queste piccole perle rossastre, gli unici occhi che tutti insieme un giorno potremo guardare a lungo. E io? Saprò anche io rivivere mille istanti, senza tempo, senza morte, senza contatto diretto, poichè io voglio salvarmi veramente. E il mio Paradiso? Sarà una caccia. Una continua traslazione di spazi e luoghi, per il piacere di muoversi. Sarà bello correre, tra una spessa coltre di nubi circolari, dove gli antri più ombrosi saranno il trampolino per cercare il passaggio al blu del cielo, compatto, come scorgerò un giorno tutto il resto. E non avrò pauura, quella volta no, di penetrare il mio sguardo là dove qualche volto del mio cuore mi renderà visita. Di questo ne sono certo.
Dalle stigmate della tregua,
Alino |
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