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06 junio

Toccato dal male

 
Non ce l'ho fatta.....
 
La notte mi ha portato sui lungarni pisani a camminare per sfiorare la materialità della nebbiolina delle serate umide.... l'aria è greve, si sente la pesantezza del vapore nel respiro e sa di ghiaccio....sporco...quello stesso che inevitalmente invischia i miei stati d'animo...una patina laica, che rende ogni situazione più leggera per il cuore, più uguale e riconoscibile....trattabile....
 
Ho camminato quella sera. Molto. Ho ascoltato e compreso la felicità di chi tanto mi somiglia eppur si è lasciato andare.Ha conosciuto.Ha sentito. Ha cambiato il suo bioritmo. Tutto inevitabilmente remoto. Inaccessibile.
 
Ho camminato e con la forza del pensiero ho spostato l'asfalto, con un battito di ciglia ho distrutto un pezzo di marciapiede. Volevo farci una pozzanghera fangosa, malleabile e semiasciutta. é apparsa. Perfetta per imprimere un mio piede su di essa. Eccola,la mia impronta. Vorrei che il lettore potesse vederla. Non serve soltanto a me. Qui sta il confine della letteratutra, per come la intendo io. Voglio che le mie parole aprano i margini del non detto, che le combinazioni squarcino il velo della proscrizione e si innestino in essa. Lì io parlerò, lì scrivero la mia comunicazione e tu giudicherai.
 La mia impronta era perfetta. Ho potuto contare le pause della suola della scarpa, le vene che la traversano. Precisa, nel dettaglio. Una vita che ho conosciuto e studiato attentamente, perchè ho voluto e potuto vedere. Ma non posso tentare di nuovo. La mia scarpa non può reinserirsi sopra, senza distruggere i contorni, creare nuove armonie, ma soprattutto, diversificare il tutto, creare una nuova attesa per l'esito. Stanca.
Stanco. E di nuovo respiro una nebbia densa che mi confonde......
 
Ero a letto, di mattina,domenica, non dovevo andare a scuola. Un altra giornata di quelle ferme, serrate, mi avrebbe atteso.
Quei momenti hanno forgiato gran parte dell'essenza del mio carattere. La noia latente aveva un odore di tappezzeria ingiallita nell'angolo di una grande mansarda. Ho provato a piangere. Le unghie arrossate mi facevano capire che non era tempo per quello, in fondo, non ne valeva la pena.....a dieci anni....
 
Uscii più tardi del solito da scuola guida quel mercoledì. Dovevo correre a scuola di teatro per ripetere un pezzo comico che ovviamente non mi riusciva. L'insegnante mi prendeva in giro, dicendomi che la più accurata tecnica formale di dizione e espressione era come un pop corn non aperto. Gli altri scoppiano quando l'olio caldo frigge, sono scomposti, maldestri, ma danno allegria e escono. Io rimanevo lì, perfetto, armonico, da rappresentanza (come diceva sempre), ma non mi accendevo mai, non friggevo..... Gianna mi aspettava all'uscita, dovevo darle un piccolo regalo per il compleanno (non pensavo di poter riuscire a scrivere quel nome......).
Mi lascia. Dice di non poter più stare con me. "nella tua vita avrai sempre lo studio, il teatro, la palestra e le scuole guide...magari anche una ragazza, ma il tuo puzzle non si comporrà mai. Ho amato chi non ama se stesso nel modo giusto. Ho amato chi, proprio per questo non può apprezzare ciò che lo circonda. Perchè quando uno è toccato dal male, solo questo sa fare".
Non risposi, non avevo niente da dire (possibilissimo), non ci tenevo a cambiare lo stato delle cose. Sentivo che c'era qualcosa di sbagliato, che le sue lacrime comunicavano un'ingiustizia, o un torto subito. Ma non sembrava il mio. Anni luce lontano da tutto questo, non ho saputo fare altro che dirle addio. Non avevo più i mille squillini la sera al cellulare.....
 
Tra pop corn inesplosi e puzzles semi distrutti continuo a guardare la superficie dell'Arno. La notte la agita. Le luci dei lampioni (poteste rimanere sempre le stesse) vorrebbero rendere omogenea la distesa d'acqua lenta. Non si piega però. Essa di accende di mille vortici interni che impercettibilmente la fanno fremere. Sono piccoli, flebili....ma ci sono.
Questa è la salute che dovrei rielaborare. Da qui dovrebbe partire la mia nuova sfida all'esistenza. Gli occhi di chi conosco da anni, si sono così accesi, ho sentito il calore di chi voleva comunicarmi di più, un nuovo respiro e poi... non fa per me.Seplicemente. Ecco tutto. Non sono io.
 
Ci ho provato. Ho sentito di nuovo, delicato, il metronomo del mio animo. Un attimo. ma ho visto tutto così ridicolo, ne ho avuto quasi fastidio.
 
Lo spazio per la mia scrittura è nella combinazione di note, sempre le stesse. La mia letteratura è processo verbale di formazione delle parole: si alternano gli stessi suoni, i miei.
Rifonderò le basi del mio spirito nella mia natura sostanziale.
Sarò un vestito rinascimentale, pieno di pieghe e colori, ne conoscerò ogni pizzo, ogni merletto a memoria. Ma non mi indosserò mai....
 
Sarò una spalla per i miei amici e per chi nutre un minimo di rispetto per la mia persona.
Per nessuno di loro sarò mai il primo nella lista. Ma neanche l'ultimo. In mezzo, spesso associato ad un altro nome per suggestione o realtà di fatto, non negherò mai a nessuno un sorriso, una parola di conforto, un atteggiamento consono alle aspettative altrui.
Indosserò una nuova maglietta e il paio di jeans più intonato.
Ti darò il sorriso più gradito e sarò una pausa di conforto, sarò un momento di soddisfazione o di svago, o semplicemente acqua fresca per un ego sofferente che necessita di un po' di considerazione.
Intorno le voci si faranno sempre più fluide e i giorni in futuro mi daranno esattamente quello che voglio, quello che si addice a chi rifiuta un confronto pieno con l'abisso delle evoluzioni delle altre persone, dei piani sfasati, delle attese e delle rinunce, del piacere e del male....
Esattamente come questa nebbia che sto respirando. Io ricevo nuove energie per la mia anima che per un attimo è sembrata svegliarsi alla sofferenza o alla trepidazione. è bastato poco.
Tutto ruota nella mia direzione, con le mani congelo l'errore prestabilito, o il deja vu che sa di ferita aperta sulla lingua....
 
Il campanile comunale mi inquieta con quella spettrale luce verdastra. Mi attrae e adesso assorbe completamente il mio sguardo.
Come me, toccato dal male, mi richiama al mio dovere. Ad una mssione tutta personale, lucida e fredda.
Sa cosa devo fare.
 
E impertinente, mi avverte che le quattro sono passate.Che devo rientrare per presentarmi nel migliore dei modi il girono dopo.
 
Basta nebbia e aria umida.
Il cielo offuscato non mi concede la vista della Luna.