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30 julio Di un solo quartiere, che è il mioSe solo avessi dormito ancora per mezz'ora....solo mezz'ora
Ale, i signori vorrebbero riservare un tavolo....Ale nell'ordine delle bevande non hanno portato il vino ma nella bolla c'è,richiamali subito!
E' possibile pagare con bancomat?
Caro Benucci, non rinucerei a questa grande opportunità di insegnamento all'estero, ma si ricordi che io le avrei dato la direzione dei seminari della specialistica...potrà scendere il fine settimana per vedere i lavori? (Di nuovo pendolare????)
Ale, le cozze ghiacciano.... Scusi ma per il bagno ci vuole la chiave? Mi dà anche un biglietto da visita?
Benucci, si vede che lei è portato per la ricerca, o per gli studi filologici di genere, se vuole ne possiamo riparlare....
Quando si aprirà il bar, se vuoi ti darò la gestione.... Ale, i signori vorrebbero spostarsi, il tavolo non gli piace, c'è troppo vento....
Ale,alla cassa!
Ale è finito il vino frizzante....Alessandro, ma questi non sono camerieri, sono portapiatti, se vuoi fare il direttore devi comandare!
Scusi, i gettoni per la doccia?Si può usare il sapone?
Non ho capito, dunque il neutro al singolare come fa?No perchè lo confondo con il plurale!!!
Ma qualche sostituzione in palestra la faresti?
Dottor Benucci, la vorremmo incontrare per un primo colloquio di presentazione per il nuovo allargamento dell'organico....
Lei Benucci, è una persona che va molto a fondo delle cose e ha un ottima proprietà di linguaggio, ma non vada ad insegnare,la rovinerebbero!
Ma lei non è del posto vero? A chi potrei chiedere per sapere il nome di queste isole di fronte?
Ma a trent'anni sei sempre a prendere la laurea?
Ist eine tische frei?Riservazione,bitte.
Ma tu non sei italiano,sembri brasiliano. (Secondo intervento in questo blog eterodiegetico: qui mi caddero veramente le braccia!!!!)
Sei l'unica persona che ho a Pisa, vorrei poter stare sempre con te perchè sei l'unico che mi capisce....
Ale chiama il pasticcere e aumenta i pezzi dolci per domani, ma disdici il pane.....
Ale ma gli straordinari quando vengono pagati?
Ma alla terza persona singolare devo mettere la esse?non la cerco questa parola nel vocabolario....ma è dopo la n?
Sono stata bene con te e ci ho provato, ma non è andata, lo vedo, lo sento...dunque volevo chiederti il permesso di uscire con un ragazzo di ingegneria che ho conosciuto lunedì....
Ale, mi traduci dal francese questa introduzione su Platone di 54 pagine?
Scusi, ma il conto è troppo alto e nel mio piatto c'era poca frittura...
Buongiorno, sono il rappresentante di una nuova marca di prodotti per la pulizia delle cucine, le rubo solo un attimo....ma prego batta pure prima gli scontrini, io posso attendere....
Ale, posso venire a fare ripetizioni venerdì questa settimana?
Ale domattina il bar lo apri te alle otto e il giorno di festa vieni, così si fa le pulizie e l'ordine dell'acqua....
Certo Gent.sso Benucci, uno studente interessato come lei che mi cade nella trappola creditizia....
Ma che Francia e Parigi.LA tua Tua vita è qui, a Pisa, cone me e l'università. Guarda che di Alessandri bravi ce ne sono altri e quando torni non sarai più nessuno e qualcun altro avrà preso il tuo posto. L'ambiente accademico è così.Te invece te ne rimani a Pisa da me e prendi la residenza qua, così alle comunali voti la mi figliola....
Ale, mi fai un conto?Posso avere di festa il sabato?Al, questa settimana ho fatto due sere io, la prossima li deve fare lei....
Mi scusi, ma quest'acqua è calda, non ce ne è messa di più fredda? Posso ordinare delle pizze?....Ale i signori parlano straniero, parlaci te!
Posso mettere la macchina nel vostro parcheggio?
Hai tempo per tutti e mai per me.....
Ti va di andarci a bere qualcosa?io e te siamo legati da una catena spirituale....
Ale, ma sempre che studi....non vuoi mai di uscire con me o di guardare Charmed?
Me le guardi le impostazioni del seminario?secondo me il margine è troppo grande....
Ale è finito lo zucchero di canna....Ale mi chiami Ornella, questi spaghetti alle vongole diventano freddi!
Ale, chiama quello dei salumi, le mozzarelle sono troppo sfatte....
Io domenica vengo di sera, lo copri tu il mio turno al bar?
I want to make a reservation for tomorrow evening next to the sea.....
Ora deve scegliere lei, o geologo o astronomo!
Bonjour, je suis le proviseur du lycée François Villon, cher M. Benuccì, ici il y a un logement qui vous attende avec votre arrete de nomination,,,mais verrez-vous?
Senta noi avevamo chiesto quel tavolo e adesso ce ne dà un altro, non è serietà, noi ce ne andiamo....
Scusi, ma fate pesce la sera?E la pizza c'è?
Ale, questi signori vorrebbero parlare con te per le camere....
Ti penso ancora, è inevitabile nonostante tu ti sia rifiutato di mangiare un panino al mediceo giovedì con me....beh se non vuoi murarti in facoltà o in palestra io tenterei per la prossima settimana di nuovo, ma mi sa tanto che i tuoi sono solo bei sorrisi....
Ale, scusa ma a Pisa c'è l'emeroteca?
Scusi, ma vendete i giornali? Un tabaccaio?
ALe mi fai due creme catalane e un profiterol?
Due solero...ma tu scusa l'indiscrezione ma tu sei Alessandro il segretario di filologia?Ho riconosciuto la tua voce quando chiamavo per cercare il prof....Dato che ci sei.....ti ricordi quando riceve?
Ale stasera chi viene a lavoro...i cacciucchi....la Francia... Dante....paleografia... gli storni alla cassa....le fatture....le buste paga....
Se solo avessi dormito ancora per mezz'ora....avrei costruito un nuovo crocicchio, un orgoglioso spartiacque, la discrezione del tutto, avrei palpato la sicura individualità dei fili che attraversano la mia vita e nei avrei sciolto i nodi stopposi, restituendo ciascun capo al proprio gomitolo.Mi sarei permesso di camminare sulla scia di alabastro che stasera riceveva gli onori delle onde e mi sarei asciugato i capelli vicino agli alberi che il titolo del mio blog mi promette che un giorno saprò scrollare.Mi sarei accarezzato il viso. Solo per conferma.Avrei guardato in basso a destra per far capire agli altri che la mia sembianza tragico-vittimistica è la salute delle mie ossa. E il modo più sincero di rispondere a me stesso. Di volermi un pochino più bene. Con i fatti.Avrei inviato qualche messaggio con il mio cellulare, per dire a molti che ci sono ancora, che ogni tanto mi capita di pensare a loro, ovvero quelli che sento nel cuore di poterl oggi chiamare amici, nonostante io li abbia trattati tutti da cari conoscenti. Avrei domandato qualcosa sulle vacanze, sui progetti, sarei stato in grado di farli per un momento ricordare della mia sbiadita presenza nelle loro vite.Avrei tolto le scarpe da lavoro e mi sarei aggregato ai ragazzi che lavorano al ristorante, con la scusa di un gelato o di una sigaretta, per fare capire loro che so essere una persona piacevole, se non un amico. Sì, proprio a loro, che ogni giorno mi vedono sempre più come uno "dalla parte dei titolari" e non il loro amico dell'adolescenza-La sera avrei camminato nelle strade di Riotorto, forse avrei guardato intorno a me, avrei concepito la presenza di qualcuno invece che passare a corsa veloce durante i miei allenamenti serali in tuta e mp3 alle orecchie,senza mai fermarmi e non salutare nessuno.Alla cena del teatro, arrivato in ritardo venerdì scorso, dopo la chiusura del Ristorante, sarei potuto entrare a fare un salutino alla compagnia che si era ritrovata vicino alle scuole medie, invece che arrivaare con lo scooter e tornare subito indietro, perchè non mi sarei riconosciuto nel consueto modo di autorappresentarmi. E avrei capito che c'ero semplicemente passato per sincerarmi che era tutto chiuso e finito, o per procurarmi quella specie di male espiante o di orgoglioso diniego che sento in situazioni di fuga come queste. O forse ho fatto capolino solo per elemosinare un ulteriore invito, un secondo più diretto, accompagnato da un affettuoso rimprovero perchè come al solito non sono mai disponibile e dico sempre di no per i mille impegni, che nella vita non mi godo niente, le cose di sempre, tutto quello che ha smaltato il bel simulacro di me stesso che pian piano sto sostituendo alla mia viva persona. Quell'invito non è arrivato però. E ho chiuso lo scooter nel mio garage subito, nonostante fossi potuto entrar tra gli applausi di chi effettivamente mi poteva aspettare, non troppo però, perchè ormai ci sono abituati, nonostante forse avessi sentito una mia amica chiamarmi da una panchina vicina....Forse avrei saputo per la prima volta che vivere realmente è un sacrificio, una sconfitta e un premio al tempo stesso; non certo la sua negazione potrà darmi il riscatto della rinuncia e la gloria di una sottile e diamantina Bellezza.E non avrei sentito tutto questo flebile e lontano, sempre più indolore, come una malattia cronica nei confronti della quale la soglia della sopportazione si rinforza giorno dopo giorno e le medicine perdono lentamente di efficacia curativa.E avrei potuto dormire giusto una mezz'oretta di più.Invece di svegliarmi dopo le stesse bluastre cinque ore di sonno di un sabato notte non troppo caldo.Così ho creduto di aver avuto cura di me.22 julio Della verità e dei sentimenti (Lettera Aperta)Non saremo mai felici. Assioma incontestabile.
Se guardo al nostro passato non posso che sentirmi orgoglioso di tutto quello che abbiamo condiviso.Sai che è tanto. Lo è veramente.
E come a te, i miei occhi fanno difficoltà nel proseguire la lettura d'insieme.
Insieme.Insieme è un aggettivo che qualifica il modo in cui abbiamo modificato l'ambiente che ci circonda. E abbiamo tentato di farlo più a misura nostra.
Campioni. Campioni perchè nella comunione dei sentimenti abbiamo creato una nicchia solo nostra, nella quale ci siamo rifugiati e dal cui privilegiato punto di vista abbiamo assaporato frutti prelibati. E se erano monotoni, cosi noi volevamo che fossero, come le dozzinali commedie all'italiana anni 70-80, con protagonisti Pozzetto, Boldi e Banfi (Grandi Magazzini e.g.) che le domeniche d'estate fa sempre piacere rivedere su Italia Uno.
Coraggiosi. Sì, anche coraggiosi, perchè lontani da spavalderie e finte sicurezze, non ci siamo mai vergognati di rivelare la nostra sincera e partecipe mediocrità, e del perbenismo che in forme esasperate attanaglia o rifugge i nostri coetanei, abbiamo fatto un coerente e sano esempio di utilizzo: la quotidianità.
La quotidianeità ci ha visto integrati in un sistema continuo di azioni e movimenti che giorno dopo giorno ci ha palesato che la nostra presunta maturità, non è che un'ingenua e infantile proiezione delle pressioni familiari sulle nostre coscienze. E dei rimpianti e rinunce e dei mitici sacrifici dei nostri genitori abbiamo fatto un solo grande pallone aerostatico. Che vola basso per noi. E anche questo lo abbiamo capito.Punto e a capo.
Gli altri. Gli altri per noi hanno sempre rappresentato un Olimpo politeistico, dominato da divinità splendenti e terribili, come il Dio di Abramo e Isacco. Sincretici. Confusi. Tutti loro sono stati una copertina diversa della nostra rivista settimanale: ogni uscita un personaggio nuovo si affacciava in prima pagina, mostrandoci qualcosa di diverso o seplicemente camuffato come tale. Essi sono stati per noi oggetto di culto vani. Essi hanno voluto da noi comprensione e partecipazione e in cambio ci hanno svelato gli arcani più luminosi della pienezza vitale sia essa composta da bianche cascate o da tetri e sudici anfratti.
Ma noi ci siamo fermati sempre un minuto prima: le carte non si capovolgevano mai completamente, noi ci allontanavamo sempre qualche istante prima, giusto il tempo di riconfermare la nostra presenza di fatto e di fuggire un coinvolgimento full-time.
La paura. La paura ha mosso tutto questo: timore degli altri, orrore dell'abisso che in fondo i nostri cuori sembrano custodire silenziosamente.
Eppure se ci addentrassimo più approfonditamente nella nostra anima vedremo che il piccolo cosmo che si trova dentro noi, ci raffigura uniti. Insieme. Vicini.Quasi un tutt'uno. Nessun abisso. Nessun orrore. Semplicemente un'enorme lastra di ghiaccio, grande quanto il nostro legame che sorregge i nostri corpi seduti, uno di fianco all'altro, mentre guardiamo la sponda di terra bruna, con l'intento di raggiungerla. Ma nessuno dei due farà mai il primo passo. Entrambi oziosamente sfiduciati dallo spessore dello strato di ghiaccio, dalla mancanza d'attrito, dalla poca luce.....
Consapevoli. Tu hai incantato questo periodo della mia vita, lo hai reso magico, facile e luminoso. Perchè io vedevo te e capivo le mie paure, guardavo nei tuoi occhi e leggevo il libro della vita, che così virtuosamente ci ha voluto lasciare ai margini, preservando in noi un'immagine bella da cartolina di capitale europea. Io ti parlavo e ti ascoltavo, io sentivo e ti rivelavo il vuoto e l'inerzia che ha fatto scorrere il sangue più lento nelle nostre vene e lo ha reso ogni giorno un po' meno denso.
Ti ho detto quasi un addio. Forse lo sarà. Ma come me sai bene che la vita ci ha resi siamesi nell'unico cuore che stanco a fatica ci mantiene coscienti, espianti una colpa assurda e priva di valore su per un altipiano che non vede traguardi riscattanti.
Noi saremo sempre insieme. Nel ricordo, nel respiro, nei pensieri, in tutto quello che dimostra una individualità noi avremo la conferma di essere un organismo bifronte, una ricca moneta imperiale che si distingue nella bisaccia per essere forgiata, a differenza delle altre, da due metalli pregiati. Non oro o argento, non platino o rame, ma una duplice lega non molto ricca,ma in cui nessun avventore di osteria farà mai lo scalpo degli unici denti giallastri rimasti su per avere conferma dell'autenticità.
Forse proprio questo è il nostro trionfo. In questo mondo, così abbiamo tentato e qui abbiamo vinto.
Di tante che potevamo avere, questa è stata la nostra unica, piccola vittoria.
Più forte,
Alino. 20 julio Con la speranza di qualcosa di meglio (sfasamento dei tempi verbali)Punto fermo, nell'osservazione, una sedia di colore marrone caldo. Con la speranza di qualcosa di meglio.
Oggetto in movimento, nella sensazione, la riva di un lago. Focalizzare un ricordo passato...
Con la canottiera rossa, appoggiato al cofano della mia Stilo, fisso il mio sguardo sul marcio ponte di legno che custodisce tre barchette scolorite dal sole asciutto di queste zone pedemontane e dai licheni verdastri, i riguardi di ciò che fu in tempi migliori, la loro carriera di traghettatrici saltuarie.
Guardo l'acqua che si erge sopra il corpo del mio senso che fu, violentemente si innalza ad assumere una forma quasi umana, gigantesca, senza riflesso, si inabissa dentro quella vita, non lasciandone traccia.
Solo vestigia, curate, osservate, osannate, ma dimenticate con il tempo, proprio come le barchette sbiadite.
Bloccato.
La memoria in bianco e nero si carica degli odori grevi del presente.é evitare con diniego il rituale si che si ripete. Immune dall'agire, nel passato non spostai la massa d'acqua, nè riuscii a bloccarla neanche per un attimo.
Non vi feci forza. E adesso si ripresenta in vesti subdole.
Ha lo sguardo di alcuni parenti fintamente accorati, ha la voce di chi sostiene come una conquista che la mia somiglianza a lei si fa ogni giorno più evidente, lampante, più presente e inviolabile. è l'accusa di chi mi rimprovera freddezza nel trattare l'argomento e nel rifiutare la discendenza.
Una casetta, anch'essa di legno, accoglie le reti ingiallite e gli ami arrugginiti di un povero e anziano pescatore.
Io lo conosco. Quella piccola rimessa non nascondeva solo il necessario per la pesca...
Aveva un telefono che squillava spesso, anche per ore, nonostante si dovesse palesare al chiamante che l'inquilino al momento non fosse lì.
Doveva essere un telefono abbastanza vecchio, di quelli con il suono analogico, emesso da una campanella sorda di ferro in un corpo di plastica.Io me lo immaginavo nero, con la ruota centrale, in vibrazione continua, sul tavolo di ferro dell'officina degli attrezzi.
Quel giorno il pescatore mi viene incontro e mi chiede di allontanarmi un po' dalla riva. Anche lui mi rinnova il ricordo, la sua concretezza che tenta di rivivere in me. E ciò che si tenta di negare, di sopprimere e far implodere, si ripresenta ineffabile quando mi tocca la spalla con una mano ruvida e segnata da infinite piccole cicatrice. Una mano con una storia lunga, vasta, grande quanto la sfida al tempo, presente e inesorabile proprio come il mio nitido ricordo in loop. Proprio come quel telefono che squilla. e le tre barche dal timone spezzato....
é nella vita di oggi che io sono ciò lei è stata. Nelle mie mani affusolate, nei veloci movimenti degli occhi, nel passo diretto, snello ed elegante, nei miei sorrisi con i denti mai troppo in vista....
Ho intrapreso nell'inconsapevolezza apparente, cammini personali, istigati però da una ben celata mancanza di identità individuale.
Ho individuato nel consenso e nell'approvazione altrui, forme di tutela verso un operato equo e a norma, garanzia di una corrispondenza di intenti, fra il presente fintamente mio e il suo passato.
Ho scelto la forte e sobria immagine di chi così si pose, prima della sconfitta definitiva, sempre malinconicamente sana, anche quando essere lì con me e il lago, significava avere due nemici rispettosi. L'uno debole e stanco, l'altro sincero e voluttuosamente eroico.
Essere lì significava soccombere al proprio destino, nella misura e nei tempi che esso per lei aveva stimanto.
Furono esatti.
E solo ieri questa precisione di dettagli mi fu amaramente consegnata dalla mano screpolata e sfatta di chi da anni la immerge in acque malsane e acquitrinose per disincagliare le reti dagli scarti della fanghiglia del fondale.
Lui la amava. Di un amore che si tinge di rispetto, ammirazione e carnalità. Di fede, di melodia e tatto. Quella mano sapeva anche che il suo possessore era stato corrisposto per un certo periodo in alcuni tratti. Ma sempre un raffinato e sdegnoso rifiuto si mostrò nei sereni sguardi di lei, dal cui cuore la filantropia usciva sempre strozzata e incrinata.
Era lì quel giorno a anche lui, a ritirare le reti dalla piccola veranda della palafitta. Non visto, vedeva. Anche lui come me seppe impassibilmente osservare la colonna d'acqua che come una scarica elettrica attraversò tutta la persona, tutta il mio ricordo, tutta la mia immagine di una pagina di autobiografia incompleta.
Non soffriva più. anche lui aveva imparato a non farlo.
E non ha sofferto ieri quando in me ha riconosciuto la tranche di una passato condiviso.
E da oracolo avvezzo al mestiere, mi ha predetto la determinatezza di una ambiente che ritorna, che si attacca fin nelle ossa e si fa persona, si fa destino, si fa eterno ciclo di un dramma individuale che aspira invano ad una dimensione collettiva, si fa consapevole e orgogliosa immobilità.
La stessa che fa squillare di continuo il telefono nella rimessa e continua a mantenere sopra il livello dell'acqua i tre legni completamente intrisi dell'acqua del lago.
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