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12 julio

Chiaro, di ovatta

 

Giorni simili si susseguono senza troppi sbalzi.

Mi sveglio presto e l’aria fresca di una fine marzo italiana penetra nella mia stanza. Piacevole il primo leggero brivido di freddo, essere risvegliati al mondo da una scossa che percorre le braccia e la schiena e si confonde con il battito cardiaco nel momento in cui si diffonde lungo le gambe.

C’è silenzio, la corte in basso mi rinvia soltanto il rumore delle frasche scosse dalla brezza, le voci acute di tre bambini che giocano con la loro bici.

Il caffé, le variazioni di Vanessa Wagner su Debussy, la luce soffusa di questo cielo settembrino e inizio a scrivere i miei dossier, le lettere, i progetti. Poi prendo una biografia e inizio a leggere, ad annotare quelle contorte sequenze strutturali che soltanto io potrei notare.

La quotidianità in quello che ha di più banale. Da vivo.

Tanto diverso in questo periodo, rarefatto, sciolto in un piccolo cosmo di costanti… , –ovattato-, sentenzia Alessia.

Non starei così in pace senza Roberto. Dappertutto, ogni giorno una storia più assurda, un aneddoto che mi fa morire dal ridere, le lunghe chiacchierate, la sua voce che mi scopre dalla finestra, ai limiti dell’assurdo. E le canzoni, italiane, ovunque, cantate, fischiettate, storpiate, vivere qua con lui è qualcosa di unico, una grande occasione. So che, quando, vecchio e teleologico, penserò al mio secondo anno a Parigi, il nome di Roberto coprirà tutto il resto, la sua persona un segno incancellabile di questo breve anno, un’intermittenza, proprio come un profumo.

Decido di passare qualche ora a Montsouris, a leggere vicino alla statua, sorvegliando, vigile, per attendere il momento in cui scenderà dalla colonna. Ma prima parlo con Alessandra. Sì, sarà ugualmente strano il giorno in cui non ci sarà più la nostra oretta di conversazione abituale, i continui contrasti dello spirito, quei momenti di delusione lucida, uniti a boutades simpatiche e istantanee, che danno un senso, il migliore, alle mille parole.

E rispondere a Ermanno. Mi mancheranno, un giorno, i suoi trenta messaggi quotidiani, le centinaia di foto di Pisa, sulla campagna e sulla flora che tanto ama.

 

Il silenzio di una città che si prepara alla sua semideserta estate mi invade dappertutto. Dovrei oltrepassare questa condizione, sentirmi meno distante dal resto che mi circonda, dovrei dirtelo, Alessia, che questo fake world è poco più che una tregua, una ricompensa senza premio per me che sconto un grande ritardo emozionale. Ma lascio stare, è un mio privilegio, lo so, non ci si pone troppe domande su Alino, è vero, basta guardarmi in viso e apparirà evidente che, tutto sommato, va bene così.

E il mio segnalibro:

Voilà ce que sera l’aritste de l’avenir: quelqu’un qui renonce tous les jours à quelque chose, dont la personnalité devient tous le jours plus pure et plus innocente.

Sulla pagina, in recto:

Désormais on lui fait régulièrement grief de sa froideur, de sa distance, de son incapacité à se livrer totalement, de cette sorte de repli sur soi qui décourage meme les meilleures volontés. Il met ça sur le compte de l’écriture. Il prétend qu’il faut etre au-dedans de soi pour écrire, que ça ne laisse pas beaucoup de place pour les autres. Il met en avant sa passion pour expliquer sa solitude. Existe-t-il acte plus solitaire que l’acte d’écrire? Il, il sait très bien qu’il ment. Mais les autres, ils le croient. Au moins, ils font semblant."

 

Forse è questa alla fine, the lie I told them thousand times.

 

 

Fuorionda,

book_ghost

 

 

 

Alino