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26 agosto

Tout Petit

 

 

Arrivo in bici ai gradini di legno della Bibliothèque Nationale.

Il cielo è coperto da nuvole, ma si intravede ancora un po' di azzurro, velato e il sole riesce a infiltrare i suoi raggi qua e là, giocando con le vetrate delle torri della biblioteca.

E' la prima volta che mi soffermo a guardarmi intorno, di solito arrivo tutto di corsa, in ritardo e scendo velocemente lo scivolo per raggiugere l'entrata. Ma stavolta è diverso, mi diverto, sì mi diverto ad osservare cosa riesco a vedere, a scoprire.

Lievi riflessi, sfumature viola e verde che si allungano dallo specchio della Senna, percorrono le pareti vetrate della biblioteca e si mescolano lassù, nello spazio alto, fra i vapori del cielo. Trame rossastre, piccole puntinature indaco, perdo leggermente l'equilibrio per essere restato troppo con la testa volta in alto. Quasi un frastuono.

 

-C'est tout à moi, ça, cet aprèm!

Sento rivolgermi queste parole da una figura che appare seduta sui gradini nord.

[In Ita]

-Hai visto anche tu, quanti colori oggi questo cielo ci concede!é il lavoro di una vita, il mio, che si compie. Sono pittore, vengo spesso qua a cercare emozioni, il volto vero del colore. Guardo in alto, come te, poi impasto i miei olii, le polveri e mi getto sulla tela.

Non so neanche il suo nome (well, who cares, if then i'll forget it?) e mi offre la sua storia, la sua arte, la sua vita in un monologo, molto, dico, molto intenso. Ha paura del vuoto, mi dice, se si accorge di aver perduto qualcosa durante la giornata, un sentimento, un pensiero, un sorriso, esce di casa, corre fra le vie e cerca di riempirlo. Con i colori, perchè toccarli lo richiama alla vita, vederli dà un senso al suo percorso, Je suis vivant avec eux! E mi mostra qualche tela in cui dei simboli astratti, geroglifici congiunti, si perdono in vortici di colori e luci.

Si accorge che ho un apparecchio fotografico con me. Mi chiede di poter dare un'occhiata alle mie foto. E nell'imbarazzo dovuto al mio malconcio strumento e ai miei scatti, porgo la mia macchina tra quelle mani impregnate di olii colorati in parte essiccati.

Gli piacciono, alcune. Dice che c'è del fascino nonostante la camera sia solo una digitale. Ma, stupito, osserva come siano tutte in bianco e nero. Beh, rispondo che è questa è l'arte della fotografia, una scelta, una resa diversa, lucida, insomma è un'attenzione da cogliere, una sfumatura da sentire nelle diverse tonalità di grigio.

-Hai paura del tempo, amico!Tu cerhi l'eterno, io cerco la vita. Fai una tua fotografia adesso, cosa coglieresti?Ricorderesti una vita questo scatto, salvato sul tuo pc, ma cosa avresti vissuto dell'attimo stesso in cui tutti questi colori passano l'obiettivo e colpiscono il tuo sguardo? Cerca ancora cosa fa parte della tua arte, lascia a me questo pomeriggio.

 

Le stagioni sono più indistinte a Parigi. La temperatura si abbassa lentamente, controvoglia e il sole scompare a gradi, senza far notare troppo la sua assenza. E una mattina mi trovo così a cercare maglie a maniche lunghe,a lasciare gli occhiali da sole sulla scrivania, a prendere una sciarpa, senza neanche accorgermene, come se lo avessi sempre fatto. E allora sono in giornate come queste che finalmente mi accorgo di non vedere più colori fuori. Apro la finestra della mia camera e vorrei avere le braccia grandi, le mani forti, il respiro deciso per sporgermi e cercare di vedere il cielo dietro ai grattacieli. Ma sono incapace, sono tutto piccolo io, e non vedo nient'altro che un settembre, arrivare lento e grigio. E mi sento triste, impotente, piatto.

A Parigi la pioggia comincia a cadere senza preavviso, così come un rubinetto comincia a perdere di colpo e dopo qualche minuto già sembra che non sia mai stato diversamente in bagno. Ci sono sere in cui cammino tantissimo e improvvisamente mi rendo conto che la strada è bagnate, i jeans umidi, il mio volto pieno di piccole gocce. Allora guardo in alto, e vedo nero. Non cade la pioggia, non potrei aprire l'ombrello, perchè una nube di vapore, una miriade di piccole molecole d'acqua fluttuano nel cielo e si posano ovunque.  Non c'è colore qui. E vorrei camminare più veloce, percorrere il marciapiede ad una velocità tale da arrivare là dove le frasche degli alberi fanno cadere a terra delle grandi gocce di acqua condensata, che bagna i capelli, che corre con un brivido lungo la schiena. Ma sono tutto piccolo io, non riesco quasi a muovermi. E in questi momenti, penso a quanto il mondo sia grande, a quanti colori stiano aprendosi allo sguardo dei miliardi di uomini che vivono in questa terra, che per un attimo possano sentirsi meno soli. Più forti.

Mi guardo le mani, le gambe il ventre, ma sono tutto piccolo io, tutto piccolo qua, stasera, seduto a terra.

 

Posposto,

 

Aout, paris 096

 

 

Alino

14 agosto

The rain goes on, whatever.....

 

L'estate mi ha portato a scrivere persino sui muri della mia stanza: le pareti macchiate, d'un tratto senza paura.

Sono sceso di casa: la famiglia cui ho dato lezioni di italiano per un anno mi ha invitato ad un pic-nic sul quai della Senna: un padre, due figli e la ragazza del figlio, la benedizione più grande di questo anno passato lentamente, che gli oggetti mal disposti sulla mia scrivania possono riassumere con non troppa fatica: delle lettere, fogli sparsi, gli occhiali, le penne, i quaderni, le cartine geografiche, cd di musica soul, la mia preferita e una foto di questa famiglia.

Credo che l'estate mia sia proprio quesot: una lunga serie di oggetti disposti un po' a caso, frammenti di un anno che hanno difficoltà a ricomporsi. Per questo è meglio prendere la bici, gli occhiali da sole e andarsene fuori, a cercare l'aria fresca, lontano dal fuoco, lontano dalle scritte sulle pareti.

Alexandro, on te ramène chez toi en voiture, ça te dit? On fera un petit tour de Paris!...Alèx, regarde-là... c'est l'église que j'ai occupée en mai 68... ah..zut..là on à cassé les murs de la Sorbonne...tu vois?, le petit coin à gauche?C'était un petit echoppe tunisien où j'allais manger avec Christine, quand on était jeunes.on faisait l'amour là-nous..on était heureux.... Mais papà, je veus parler moi, je te fais la gueule, moi! Donc Alex, tout ça c'est Paris, j'en pourrais vivre sans....Moi, je pars...et chaque fois que je rentre, Paris me donne deux, trois jours pour le vivre encore, pour prendre de nouveau le rythme....Il reste toujours là, Paris, tu verras, il te donnera le temps....

 

Dico che non avrò molto tempo per abituarmi alle mie responsabilità e questo cielo mi avverte che non resta poi molto da cercare ancora, potrò camminare e correre finchè voglio, ridurre i grandi spazi in un'illusione ottica, un ologramma che condensa il meglio e il peggio di tutta la polvere che ho faticato a raccogliere e depositato altrove. Sto curiosando tra le righe di un vecchio libro in spagnolo, una raccolta di ballate: la lingua mi trasmette il colore, il respiro grave di una terra umida, calda, forte e stanca di un tempo più lungo della sua conoscenza. E io leggo ancora, non capisco tutto, ma come Narciso, non oso distogliere lo sguardo da ogni piccola cosa che ho reso parte del mio mondo, segreto.? Non riesco più a pensarlo così, e ne vado orgoglioso, quasi.

Di tutta la mia vita, questo è il momento in cui so che le persone lontane non cercate, le presenti spesso sfuggite, altre volte prese per i capelli, mi conoscono un po' di più. Improbabile ad ammettere persino a me stesso, ho recitato due versi scritti al muro in cui ripetevo che finalmente avevo sconfitto ogni paura: poi una semplice parola mi ha riportato in vita, come sollevato dal bordo di una vasca, i piedi incagliati nella ferraglia delle mie mostruose certezze. Questo mondo ti conosce un po' di più da oggi, Alino. I tuoi atteggiamenti stupiscono meno e finalemnte traspare in parte l'essenza del tuo dolore, l'etica del sacrificio, la dannazione della mia famiglia, gli interni sbiaditi di una generazione con troppi rimorsi, con poche lettere incise sull'anima:

-Mais Alex, faut que tu viennes à ma teuf, la prochaine semaine, t'es trop fort toi, on arrive meme pas à croire qui tout le monde puisse te trouver si adorable..on dirait que c'est pas normal tout ça...surtout quand tu souris et tu tournes les yeaux de biais...t'es où là, dans ta tete?

 

Se avere una ragazza psicologa (gauchiste come vuole lei) tra i miei allievi a volte non è il massimo, lo ammetto, tuttavia fa correre in me la necessità di capire le mie reazioni un po' di più. Forse  è ora di smettere di scrivere sulle pareti.

Eredito la forza e il coraggio di mio padre, ogni gioroìno di più, ogni giorno che passa, mi sento chiamare da lontano, dal sangue alla radici, tremo a dirlo, ma la distanza è minima. Ogni giorno crescono in me le ambizioni e le ansie di mia madre, le sue manie, le sue follie finto-depressive che mi fanno balzare giù dal letto all'improvviso, dormendo sempre meno.

Hanno rinunciato ad essere un uomo e ua donna, certamente l'uno si è spogliato delle vesti di padre, l'altra ha scelto di essere una madre in silenzio, come se fosse in pace, come se nascondesse il rimorso, di avere perso un'occasione. Tutta la vita.

Ho sfogliato l'album della vita, quello materiale intendo, voi lo avete?Sono quegli album fotografici anni 80, il mio ha un bavagliolo azzurro a quadretti e una trina bianca tutta intorno, un miniciuccio appuntato, un bambino con gli occhi grandissimi disegnato in copertina: all'interno c'è il primo capello, il braccialettino dell'ospedale di Santa Chiara. Poi iniziano le foto dei miei anni: due pagine per ogni anno. Dal quinto anno l'album resta vuoto. Non doveva essere continuato.

-T'es beau Alex, ma mère t'appelle le belizimo alexandrò....mais elle le dit parce que t'es italien toi...mais tu ne sembles pas rital toi, on dirait plutot brésilien (ancora? Ma è una persecuzione 'sto Brasile...ma non sono abbronzati, più scuri, biondi....).. ou, attends, grec peut etre, portugais (oh no!!), mais pas italien, ça c'est sur et certain, quoi!

 

Comune,

catena

 

 

Alino

10 agosto

fulfilling my destiny

 

 

BECAUSE I feel that, in the Heavens above,
    The angels, whispering to one another,
Can find, among their burning terms of love,
    None so devotional as that of "Mother,"
Therefore by that dear name I long have called you —
    You who are more than mother unto me,
And fill my heart of hearts, where Death installed you
    In setting my Virginia's spirit free.
My mother — my own mother, who died early,
    Was but the mother of myself; but you
Are mother to the one I loved so dearly,
    And thus are dearer than the mother I knew
By that infinity with which my wife
    Was dearer to my soul than its soul-life.

 

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                                [Edgar Allan Poe, To my mother]

08 agosto

Drinkin' my tonic

Vorrei curare le ferite altrui con uno sguardo. Imploro questa espiazione per ogni fascio di luce che mi attraversa, dopo essersi fatto strada fra coltri e coltri di frasche e fango, nelle notti piene, che rifuggo impietoso.

Se veramente c'è della gioia in me, quando attraverso tutta Parigi in bici e la città mi segue pulita e fresca, o quando mi presento ad un appuntamento con gli amici, fra la folla e sempre loro mi vedono per primi e mi sorridono, e io sono impacciato, se dunque il mio cuore fosse colmo della pace che i nervi ricevono in queste circostanze, io dovrei curare le piaghe di chi mi aspetta, mi cerca, sente il minimo impulso di rivolgermi una parola, di invirami un segno, di chiamarmi per nome.... .

E non mi lascio toccare, questo ormai lo so, ci sono tante pagine da scrivere, ancora, che mi daranno la misura della vita, o mi strapperanno da essa per sempre, ma pertanto dovrei essere presente, la mia persona, il mio peso, l'equilibrio che di fatto mi individua.

Dovrei apparire, poche piccole luci saprebbero segnalare la mia presenza. Dopo la lenta guarigione, la normalità e forse la riconoscenza.

Ma la mia testa galleggia fra bolle di aria compressa e io mi perdo fra tanti cunicoli, tutti uguali.  Mi getto alla ricerca di un libro, che poi trovo, un buon karma per la mia epoca, ma non so tornare indietro, io mi perdo, e viaggio ancora...io brucio le estremità dei discorsi, perchè non voglio più essere rigido.

Stamani però, mi sono alzato e tra le azioni meccaniche che svolgo abitualmente nella prima mezz'ora, io mi sono accorto che non ricordavo. Avevo perso qualcosa. Era il vuoto che mi mangiava, che ha cancellato ogni buona azione passata.

Ho pianto seduto sul mio letto sfatto: posso finalmente meritare una vita normale se dimentico il poco di buono che il giorno prima ho cercato di fare per scegliere di vivere il mio destino? Ho accettato l'abbandono, il peregrinare, l'incertezza e la paura, per soddisfare un rito che la mia famiglia esegue dalle sin dalle prime generazioni, ma posso sul serio godere di questi attimi di tregua e di pace, con le persone più speciali al mondo, cercare di essere come loro, se poi rifletto sui giorni inietro e mi trovo surclassato da migliai di situazioni che non rispecchiano le mie intenzioni?

Inutile fingere, ahimé, è proprio inutile, ormai.

E mi inoltro in un esilio sfrontato e audace, poiché non ho saputo guarire chi ha chiesto un mio incontro. Di fatto, non ho saputo abbracciare la mia indole, né calarmi nel flusso delle sequenze, dei silenzi, dei sospiri, dei desideri e dell'amore.

Non c'è traccia di volontà sincera, perciò. Non è inerzia, o inettitudine, sono ben lontano da tutto questo: è una finta nostalgia, velata di sufficienza messianica che mi avvolge e mi serra le mani, io incredulo e incapace.

Non è ancora venuto, tuttavia, il momento di rinunciare alla cooperazione; questi vetri che mi raffreddano possono ancora rivelarmi al mondo e nel mondo io vedrò ancora per un po', gli angoli in cui, un mio gesto, una mia assenza, una mia smorfia faranno il bene e daranno sicurezza e benessere.

Io li scriverò,anche se purtroppo ho capito che non basta la scrittura ha trattenere questi bei ricordi. Il vuoto che ha iniziato a far cadere gli oggetti della mia camera non è fattuale e concreto, ma mi priva della percezione, mi lasci spoglio in un mare di deliri, tanto reali, quanto i tasti che sto premendo con le punta delle mie dita. Non c'è niente di finto in tutto questo, è la mia notte che mi richiama alla consistenza di cui è composta, agli strati di carta bagnata, alle spalle scoperte, agli occhi lucidi.

 

Scoperto,

 

Bolle-al-vento-280k

 

Alino