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    June 22

    tutt’al più

    Quella luce di mattina, quando i tenui vapori dell’alba si sono ormai dissolti, gli ha dato aria, lo ha risvegliato dal torpore.

    E’ un essere silenzioso, fatto di respiri trattenuti, di ore passate con gli occhi fissi verso un soffitto estraneo, deforme, di parole non dette, di offese subite per non battersi contro la fatica dell’ideale, la metafisica dei sogni sinceri. Poi rimane poco. Sì perché a copione letto, lui si è reso conto che ha pochi margini di libertà, scarsi frammenti nei quali può mettere in rilievo la bellezza del suo sorriso.

    Ricomincia la prosopopea delle Parole Giganti, dei Grandi Consensi, dei Sicuri Tentennamenti del Capo, nell’ufficio dei Consigli Smarriti. Accanto sta il silenzio, dimora lieve e con coraggio nei momenti di distensione fra le persone care,


     gli amici di sempre e i nuovi invitati. E' a suo agio e quasi non lo noteresti più….

    Lui è là, con una maglia dalle maniche troppo lunghe, tiene le mani fra le ginocchia accavallate, quasi a coprire le ultime vestigia di un corpo oltremodo vilipeso, tirato in campo da occhi indiscreti, da sguardi voluttuosi e infecondi. Il suo equilibrio è più precario, è una lotta, o una corsa, contro il divieto, la paura di una conferma: “mi dispiace, lo sa già da tempo, qua non ha più niente da fare”. Concentrato di idee futili, di falsi progetti, di trite proposte, incapace, di istinto, di aprirsi al nuovo, di cambiare strada, di toccare la fantasia e con lei andare a fondo, o in alto.

    Diresti che è una persona distinta, ma è solo divisa, dissociata e incapace di trasfigurare il reale per decifrarne le passioni e le volontà.

    Lo riterresti particolare, forse degno di stima, ma è una caricatura bugiarda di una vecchia forma ormai consunta, masticata dalle bocche incoscienti di un popolo che deve a lui un giorno di buonumore o di sollievo.

    Lo vorresti capace di amare andando avanti, ma lui può solo aiutare ripetendosi, come l’odore delle viole sotto il sole di maggio; fa bene, dà pace, riempie le narici stanche dell’aria viziata del seminterrato, è una tregua. Sempre la stessa. Poi la finestra si chiude, è sufficiente così e c’è molto da fare.

    E tu,

     

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    Alino



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